| Nutella
|
Post
del 06 - 06 - 2006
Quale
ragazzino non ha
mai
sognato di spalmare con la nutella il corpo nudo della più bella
della classe o della vicina di casa più grande di tre anni (che
già "se la tira" e non lo degna nemmeno di uno sguardo) per
leccare tutto il nettare alla nocciola ed arrivare all'altro con una
sequenza di pratica erotica fatta di cibo e sesso in egual misura ?
Una
colata lavica
di
cioccolato fondente
il
tuo corpo lussurioso
sulla
punta della nostra
lingua
-
con o senza piercing -
fino al vero della carne sotto-cute
cara
amica mia
privàta
(fucina
inesauribile di
passioni)
La "creatura"
voluttuosa e sensuale di casa Ferrero è una
bandiera nazionale della quale - se dovessimo stabilire una
italianità basàta su nobili valori comuni - potremmo
essere davvero fieri. Un'esperienza comune a tutti gli italiani e le
italiane nati privi di diabete (magari si diventa diabetici in seguito
per l'abuso di tale materia prima) un archetipo della coscienza
collettiva.
Una lunga
storia
"Il 20 aprile 1964, in una mattina
fredda e piovosa, usciva dalla fabbrica il primo vasetto di Nutella. Da
allora, la crema al cioccolato
più famosa nel mondo non ha conosciuto declino, ha smentito
tutti gli assiomi del marketing ed è entrata nell’immaginario
collettivo come metafora del desiderio e del piacere. Ma come ha avuto
origine il fortunatissimo marchio? Quali le ragioni del suo successo? Tutto risale a due straordinarie
intuizioni. Quella di Pietro Ferrero, che
nel 1946, nella sua piccola pasticceria di Alba, mise a punto la
ricetta per la “pasta gianduia” o “Giandujot”, l’antesignana della
Nutella; e quella del figlio Michele, che nel 1964 migliorò e
ribattezzò: occorreva un marchio che parlasse una lingua
universale, capace di incontrare i gusti di tutto il mondo. Alla radice
del nome, il richiamo alle nocciole delle colline di Langa, mentre il
suffisso “ella” ingentiliva la parola restituendole un suono dolce e
“spalmabile”. [ ... ]" - da "Nutella - un mito italiano"
di Gigi
Padovani.
E nessuno può raccontare l'epopea della crema meglio di un
piemontese, gente attaccatissima ai propri riti e tradizioni con amore
che dall'esterno può essere giudicato persino eccessivo.
Sugli scaffali della libreria potete trovare anche i libri di Riccardo
Cassini : "Il piccolo libro della Nutella" e "Nutella Nutellae - liber
magno et odoroso".
Ma il contatto migliore rimane quello diretto e sfacciato, da
consumarsi in una delle nutellerie sparse per la nazione, con la
crèpe, la piada o il bombolone. Oppure nella cucina domestica,
eseguendo una delle ricette elencate a fianco.
da coltivare
nell'immaginario cinematografico e altrove
Se ne abbuffava Nanni
Moretti - Michele Apicella in "Bianca" ma il cinema nostrano è
così casto e pudico da evitare gli eccessi gaudenti - con le
eccezioni di Marco Ferreri, Tinto Brass e pochi altri - e nasconde la
vera anima
dello stivale (che non è affatto bella e moderata, e sarà
sviscerata per
intero sul grande schermo solo quando la cultura sarà libera dai
legacci delle chiese di destra e di sinistra).
L'esperienza di un
vasetto intero mangiato e leccato a rotta di collo :
quella confezione furtivamente sottratta dalla dispensa, seppur certi
delle sgridate e dello scapaccione della mamma, mai così dolce
(l'iniziazione al sadomasochismo che ci accompagnerà per tutta
l'esistenza ?) è stata la prima volta che abbiamo abusato dei
sensi, scoprendo l'eccitante abisso dell'esagerazione alla faccia dei
sensi colpa.
La crema marrone è troppo trasgressiva per il target delle
produzioni cinematografiche ? Addirittura possiede una connaturata
carica sovversiva ?
Certamente la mitica è rimasta intrappolata nello strano pudore
italico che permette l'ostentazione dei "cattivi pensieri" ma ne vieta
drasticamente la rappresentazione materialistica.
Quali autori del cinema "ufficiale" hanno trasgredito, a parte Ferreri,
Brass e pochi altri ?
L'emancipazione
cosciente
dalle
regole domestiche
un
gridò di
libertà
un
uomo nuovo che nasce
dall'amara
foglia
di
acido sudore
postumo
d'arrampicata
andina
nè tu, nè io
beviamo la fatica
solo vanità scossa e smemorata
Per l'esattezza : alle altitudini andine cresce la piana selvatica,
mentre quella di piantagione va coltivata più in basso (in Wikipedia), ma
chi sono io per
cantare le lodi del famoso prodotto stimolante a base di
cacao, ci vorrebbe un Majakovskij (se ne avesse assaggiato un vasetto).
Sostanza-base "scoperta" dal conquistador Cortès nel 1519
durante l'occupazione del Messico - fu anche il primo coltivatore
europeo in terra americana - e spedita in Spagna con gli utensili per
la produzione della cioccolata nell'anno 1528 : era
ritenuta droga e privilegio di casta dagli spagnoli nel XVI° secolo
che pure cattolicissimi osavano il vizio che veniva dalle colonie
d'oltreoceano (specularmente all'abuso di cocaina ben radicato nello
star-system ed anche nel parlamento italiano, come ci hanno rivelato le
analisi delle acque di scarico).
Cambiano i tempi e cambiano le sostanze proibite al "popolino",
perchè non c'è l'acqua santa senza il diavolo (entrambi
fanno il cosiddetto "sistema") ...
Una bandiera di
cui andare fieri
Forse
bisognerebbe
scendere in piazza con bandiere come quella da me
assemblata nella copertina della pagina, che avrebbe oltretutto una
doppia valenza di significato retorico : nel parlato
volgare
diventa metafora di altra sostanza organica (non
piacevole). Nei discorsi con battuta espressi in luogo pubblico, nel
quale ed in presenza di altre persone non è elegante pronunciare
la parola "merda".
Per esempio : "L'Italia è un paese di m... - ehm -
nutella !".
Chiudo questa
pagina tematica a poche ore dall'inizio degli strafottuti
mondiali di calcio in Germania, avvenimento che avrà
l'assordante percussione della "grancassa mediatica" per fare
dimenticare agli italiani l'indegnità morale dell'allenatore e
di molti giocatori che hanno venduto l'anima a "Lucky Luciano" (un
altro lato del sordido affarismo italico). Delle due l'una :
ignorerò drasticamente questa fiera paesana per i poveri di
spirito (la sputtanatissima edizione nippo-coreana avrebbe dovuto
aprire gli occhi persino agli stupidi) oppure tiferò sistematicamente
l'avversario di turno.
Se del calcio dobbiamo vergognarci, del soggetto di questa pagina
possiamo e dobbiamo vantarci : un'invenzione che ha anticipato
l'età della globalizzazione (la radice "nut" è
anglosassone e significa "nocciolina", geniale) e s'è insinuata
nelle cucine di tutto il mondo.
Anche se la proprietà della Ferrero oscilla in mani francesi ed
internazionali, la paternità e l'associazione stretta alla
patria d'origine non ce la toglierà nessuno.
Il futuro del prodotto è sereno, anche se la concorrenza
è agguerrita - Novi e Loacher - e propone prodotti che
sublìmano l'impronta gustativa del capostipite e sono
addirittura migliori. Ma il nome è diventato sinonimo della
tipologia del prodotto ed è entrato nel linguaggio quotidiano
tanto che, anche se sotto-copyright permanente della casa-madre, ha
avuto l'onore della sostantivazione con la minuscola tanto è
radicato nel lessico volgare (anche in questa pagina del web).
La morale del giorno :
non facciamo la guerra nè tifiamo la nazionale dei corrotti,
spalmiamo la nutella.
[ il Bufalo
]
|
|
|
|