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Hanno ammazzato
il Bau-bau
Tre differenti modus operandi e tre corpi del
reato
(anzi quattro)
1)
Nell'impacchettamento "alla Christo" degli ingressi storici al centro,
a Porta Mascarella campeggiano i versi maliziosi di Lucio Dalla - dalla
canzone "Cinema" - e non a caso la porta è rivolta verso via
Stalingrado, la larga strada tradizionale del lavoro notturno dei
travestiti che conduce al Fiera District.
E' di poche settimane fa la dichiarazione-shock del cantautore sulla
sua devozione per san Josemarìa Escrìva - il fondatore
dell'Opus Dei - e l'"abiura" della propra "fede comunista" nella quale
credevano in tanti, dalle nostre parti.
Sulla fede cristiana "particolare" di Lucio in verità non avevo
dubbi. Rimaneggiata in ottica narcisista in "4
marzo 1943" che rimane
un atto di fede in forma di supplica.
"La ringrazio per l’opportunità
che mi dà per sfatare questa leggenda: non sono mai stato
né marxista, né comunista. Se mi sono esibito alle
manifestazioni di sinistra è perché sono un
professionista: gli organizzatori mi hanno pagato ed io ho cantato.
Punto."
"E' così. Io
credo nella ricerca del bello, nella santità e nella mistica del
lavoro, che poi vuol dire santificarsi per mezzo della propria
professione - (int.) Una logica che coincide con quella di San
Josemarìa Escrìva, il fondatore dell'Opus Dei… - Esatto.
Sa, apprezzo molto questo Santo".
Queste ed altre
dichiarazioni rilasciate nell'intervista a "Petrus", magazine on-line dedicato
al pontificato di Benedetto XVI.
Per quanto mi riguarda, Dalla è libero di gestire la
sua coscienza come meglio crede : il personaggio è complesso e
già lo sapevamo.
In questi decenni ci ha dato parecchie canzoni
belle e cantabili - reinventandosi e spiazzandomi più volte -
per questo ha la mia riconoscenza. Come l'altro "illuminato sulla via
di Damasco" nella mia terra : Giovanni Lindo Ferretti, poeta e cantante
dei c.c.c.p. prima e dei c.s.i. per divenire testimone del proprio
"mutamento".
"Cinema"
(da "Henna", del 1993)
Dove
vai questa sera
Vado sulla luna
posso venire con te
...Ma lassù piove...
Portami con te
Dovunque vai, chiunque sei
Dove vuoi tu, mi troverai
Amore, amore, amore, amore.
E se finirai perché lo so che finirai
Da qualche parte arriverà un altro amore amore amore
Ho aspettato mille anni
Aspetto altri mille anni
Per veder che faccia hai
Adesso dimmi dove sei
e perché non ti ho trovato mai.
Nelle baracche dei gelati negli ingorghi autostradali dentro agli occhi
stralunati
Nelle notti tutte uguali a volte arrivi, a volte te ne vai
Portami con te
In mezzo ai cieli colorati
dentro a vuoti mai provati
Amore, amore, amore, amore.
Portami con te
con i miei sbagli continuati per tutti i cuori trascurati
Amore, amore, amore, amore.
Nelle baracche dei gelati negli ingorghi autostradali dentro agli occhi
stralunati
Nelle notti tutte uguali a volte arrivi, a volte te ne vai
Una luce accesa
Una finestra tra i palazzi e da lontano sui terrazzi
Le ombre fresche della sera
E' l'inizio dell'estate per miliardi di persone
Per le persone innamorate
Amore, amore, amore, amore.
Dove vai questa sera
Vado sulla luna
posso venire con te
Altri differenti
Bau-bau
2)
Di fronte alla porta, c'è una struttura usata anni fa dal centro
sociale "Livello 57" : con il suo pingue tetto nero che sembra potere
"volare" sopra le teste e il sonno tranquillo dei "bravi cittadini"
bolognesi, ancorato al terreno da sottili tralicci che paiono zampine,
m'ha sempre ricordato il babau
di Dino Buzzati .
Un'entità
visuale ma inafferrabile come certe atmosfere e personaggi surreali nei
dischi di Lucio Dalla.
Ora è inutilizzato ed è l'ennesima struttura di
proprietà pubblica ch'è sotto-impiegata (come stupido
parcheggio per pochi).
Fotografando la porta impacchettata, ho deciso di dedicarmi un po' al
"mostro" di lontana data e di lavorarci un po' sopra (i risultati li
vedete in fondo alla pagina) : quando
l'ho visto per la prima volta ?
Mi sa che ero bambino, con addosso le attese epifaniche di ogni buona
famiglia bolognese piccolo-borghese.
Poi, da giovane non sono stato un assiduo frequentatore dei centri
sociali, e - ad onore della cronaca - quelle volte che ci andavo con
gli amici ci entravo già abbastanza bevuto, cosicchè non
ho ricordi memorabili sulle mie serate al "Link" o al "Livello 57".
Ma rimanevano pur sempre una opportunità, una opzione - anche se
remota - per le nostre serate "in ballotta" che questo sindaco arrivato
dal cielo come una disgrazia ci ha tolto, sostituendo alla politica
della "riduzione del danno" quella dell'intransigenza vestita con le
uniformi delle forze dell'ordine, con margini quasi inesistenti per il
confronto tematico e dialettico.
Qual'è il vero "bau-bau", Sergio Gaetano Cofferati o il "Livello
57" ?
3)
A fare compagnia al capannone dismesso c'è un'altro e più
ingombrante "bau-bau", cioè quello degli anni di lotta tra il
'68 e il '77, mai digerito completamente dalla classe piccolo-borghese
ovvero la quasi totalità degli italiani e quindi dei bolognesi.
Pure lui ucciso con un'esecuzione secca e precisa.
E mi sembra che il '77 sia oggi e che la Storia si sia fermata
- con la sola differenza che l'"elettricità" è calata -
perchè quando rileggo gli scritti degli intellettuali e le
canzoni di protesta, questi sono di un'attualità disarmante.
Gli anni '80 hanno cristallizzato un paese, ci hanno dato un incompiuto
craxismo e tanti prodotti di consumo per riempirci i sensi e attutire
le coscienze, ci hanno normalizzàti come cavie accondiscendenti
di laboratorio.
Anche chi scrive queste poche righe c'è cascato, e forse non
c'era nulla fare ma ora c'è solo il "risveglio" che talvolta
è "salato".
Il particolare "coming-out" di Dalla fa il paio con la testimonianza di
Francesco Guccini sull'"innocenza
dell'eskimo" e le
letture di Marx e Marcuse mai fatte, preferendo i classici americani e
l'ascolto di Bob Dylan : queste confessioni di
illustri bolognesi forse ci restituiscono l'immagine più
calibrata della città, ch'è stata attraversata da ogni
avanguardia artistica e politica nei decenni, eppure c'ha il "nocciolo"
piccolo-borghese e "cucciolone".
Una versione padana della Contea tolkeniana degli hobbit : esseri
"curiosi" - sia in senso riflessivo (nessuno nega la nostra stramberia
connaturata) che attivo (la curiosità verso gli altri e
"l'esterno") - che esplorano, viaggiano, rischiano, ma poi tornano
sempre nella "tana" del proprio appartamentino (magari fatiscente e del
centro storico) ch'è quasi una "caverna" calda e confortevole.
Semplicemente, può essere arrivato il tempo di partire verso
nuove imprese straordinarie - che forma avrà l'anello ? - o di
rintanarsi in letargica attesa di migliori tempi economici, dopo
l'attuale pioggia di sassi. Per chi può e una casa -
nonchè una congrua scorta di cibo - ce l'ha già.
E' quello che farei io, ma per un mix di curiosità e
necessità mi sa che partirò come un'erede-Baggins
qualsiasi (non sono l'unico).
4)
Oppure i due "voltafaccia" - così sono sembrati d'acchito a
tanti, ma bisogna andarci cauti e non sputare su quarant'anni di musica igt - sono il dazio da
pagare al nuovo "moloch" della politica italiana, quel Partito
Democratico che sta armeggiando da tempo nel "laboratorio" bolognese
per accontentare l'imprescindibile componente cattolica e filo-vaticana
e col quale si rapportano i due artisti bolognesi canuti e forse
stanchi. Pure appagàti.
O semplicemente stiamo assistendo a quella trasformazione che coglie
gli artisti quando dalle "cantine" e con le tasche vuote approdano al
successo nazionale e/o internazionale, ovvero diventano mainstream loro stessi.
Non possiamo chiedergli di fare gli alternativi fino alla tomba, e sta
a loro portare oltre la "bandiera" ma alle generazioni
più giovani : però avrebbero potuto prendere le distanze
da quel vero "mostro" che è il conformismo
che si ciba della stanchezza degli italiani in genere, imbolsiti e
incapaci di immaginare "il domani".
Ripeto che sono liberi di fare ciò che vogliono, con la loro
coscienza : in questi casi, la migliore moneta per ripagare i vecchi
compagni di viaggio, oggi "parzialmente abiuranti" o "parzialmente
scremàti" se preferite, è l'indifferenza.
E poi rimbocchiamoci le maniche e andiamo a cercare e a gratificare con
la nostra attenzione e il nostro consumo tout-court gli "artisti giovani" -
o "artisti interi", se preferite - che ce ne sono tanti in giro, ed
aspettano di essere scoperti da me e da voi che leggete.


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