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del 10 - 07 - 2005
La vita sfigata
dei mariti separati
La scena finale : Ray Ferrier ( Tom Cruise
all'anagrafe
Vincenzo Crociera, non ama ricordare le proprie origini italiane e ha
cambiato il nome in un enfatico Thomas Cruise Mapother IV )
raggiunge con la figlia Rachel ( Dakota Fanning un
futuro sicuro nel cinema ) la casa dei suoceri a Boston. vi trova
illesi
la ex-moglie Mary-Ann ( Miranda Otto in un
commovente abbraccio con la bimba ), i suoceri medesimi in
perfetta forma ( come se fossero impegnati in un party con i vicini di
casa ), il secondo marito della ex- e il figlio Robbie ( Justin Chatwin che
un'ora prima era
dilaniato in una esplosione degli inefficaci mezzi della Guardia
Nazionale ) miracolosamente illeso e recuperato alla stima per il
padre un po' cazzone. L'impressione che ne ricava lo spettatore
è che i
veri
alieni siano i parenti così ricongiunti - come se nulla fosse
accaduto
nel mezzo - ad accentuare il distacco fisico ed emotivo con l'anti-eroe
della storia : questa volta Cruise è impaurito più di
altri
protagonisti della vicenda ( tra i quali un incommensurabile Ogilvy - Tim
Robbins per un cameo ) e sceglie sempre e comunque la fuga
anzichè il
confronto e la
lotta con i nemici, così come - anni addietro nel tempo
filmico -
egli aveva rigettato le responsabilità di padre e marito,
portando allo
sfascio il matrimonio. Reagisce solo quando vi è materialmente
costretto ma alla fine la vittoria sugli invasori è determinata
dalla
biologia del nostro pianeta e dai microorganismi ( batteri, virus, etc.
)
che minano il sistema immunitario degli alieni uccidendoli, e qui
c'è
la seconda grossa
incongruenza della sceneggiatura : com'è
possibile
che una razza evolutivamente e tecnologicamente più avanzata
della
nostra, che oltretutto aveva lasciato sotto la superficie della Terra
le macchine da guerra tripodi ( simili ad incubi ) milioni di anni fa
( perciò prima della comparsa dell'homo sapiens ) per una
invasione opzionale ( ora evidentemente obbligata da una catastrofe sul
pianeta d'origine ) non abbia fatto
rilevamenti ed esami di laboratorio su terra, aria ed acqua, come
peraltro noi "umili" umani stiamo facendo nell'anno di grazia 2005 con
Marte ? Ma allora a che gli serviva spiarci ? Si guardavano le fiche
nude al bagno e poi si facevano le pippe ( come gli uomini ) ?
Il mio
giudizio
è positivo
Quando i due ragazzi - non molto entusiasti -
vengono lasciati al padre per un week-end capitano strani fenomeni
meteorologici ( massive tempeste di fulmini ) dapprima in Ucraina e poi
in tutti gli stati del mondo fino al cielo sopra le teste dei
protagonisti. In realtà i lampi vengono usati per incuneare nel
sottosuolo navette contenenti i piloti di misteriose ed antiche
macchine da guerra ... tra H. G. Wells ( dal suo racconto sono state
tratte tante riduzioni cinematografiche e questa ) e H. P. Lovecraft (
per le sfumature horror ed il riferimento continuo ad altre
civiltà arcaiche ) il film si svolge con immersione in effetti
speciali totali - su cose, persone e fantasy - ed è virato a
colori morbosi : blu e verdi soprattutto ma il rosso è sangue ed
i paesaggi finali di un pianeta coperto di nuovi organismi vegetali (
dai quali dovrebbero crescere i baccelloni de "L'invasione degli
ultracorpi" altro prodotto tratto dall'immaginario wellsiano ) in una
rete fitta di "vene" aliene fertilizzata con sangue umano è
genuinamente psichedelico. Un'altra scena da segnare è la
"pioggia magica" degli indumenti tolti ai poveracci catturati dal
tripode, in un bosco illuminato nella notte dai riverberi di luce delle
"macchine" ( altro topos del cinema di
fantascienza : "Incontri ravvicinati del
terzo tipo" o "E. T." dello stesso
autore ) ed immerso in un singolare silenzio. Il genio spielberghiano
riesce a fondere - seppure sfumati nel tutto - diversi generi sulla
spina dorsale di un thriller adrenalinico : conciliare le esigenze
della cassetta dei danari con le velleità artistiche è
cosa difficile in Usa ed il regista di origini yiddish e mittel-europee
( sempre arduo localizzare i cittadini del nuovo mondo ) deve concedere
ad un pubblico che all'ottava musa chiede certezze banali e non domande
intelligenti ed aperte.
Ho cominciato il pezzo dai punti deboli perchè
complessivamente "La guerra dei
mondi" è un buon film: gli sceneggiatori sono stati abili ad
intrecciare la vicenda personale di Ray-Cruise ( gruista in un porto
del sistema di New York ( Newark nel New Jersey o South Brooklyn ? ) -
con quella collettiva dell'attacco alieno, con i doppi sensi e le
difficoltà di comunicazione tra padre e figli per i quali -
appunto -
egli è un alieno, cioè un "corpo estraneo" al nuovo stile
di vita ed al
nuovo "papà" agiato che non ha bisogno di lavorare; inoltre il
ritmo
del film - sostenuto da una
regia perfetta e supportata
magnificamente dalla grafica digitale - è incessantemente
teso e
crescente ( senza i colpi di scena ritriti e involontariamente comici
del cinema americano per le masse, tranne che nel finale "happy-end"
purtroppo )
e coinvolge lo spettatore con uno spettacolo di cinema all'ennesima
esponenza.
Qui
voglio esprimere un mio personale
"ringraziamento" alla direzione della multisala Capitol di Bologna che
-
per vendere 2 coca-cole e 4 pacchetti di pop-corn in più e non
contenta di un biglietto venduto a 7.50 E - ha
spezzato
il film in due con l'intervallo ( e
proprio durante una delle sequenze-madre, la fuga in
auto e l'isteria di massa ) che ormai non si fa
più
nemmeno nelle sale parrocchiali. Inoltre mi hanno infastidito
notevolmente i cartelloni pubblicitari sistemati proprio sotto lo
schermo, di un famoso
signore che risolve i problemi di capelli a tutti ma quando ci fu la
necessità di salvare la Virtus basket opzionò per il
progetto minore di
Castelmaggiore anzichè quello massimalista - poi rivelatosi
vincente e forse la giustizia divina esiste -
del patron Claudio Sabattini. Anche di quel "Signore dei capelli" ne ho
personalmente piene le balle - diciamocelo - ed aggiungo le scomode
poltrone disegnate da qualcuno che all'ergonomia rilassante necessaria
per la buona visione di una spettacolo ha preferito un design originale
e di dubbio gusto ( eufemismo ). Ma insomma : chi l'ha comprato 'sto
cinema, Silvio Berlusconi
? Comunque in questa multi-sala non rimetterò mai
più piede.
Insomma ce ne
sarebbe abbastanza per lasciare
l'amaro in bocca - come
la vita reale - tanto che m'immagino la figlioletta tornare nella sua
camera con la pay-tv e 1000 canali ed immediatamente : 1) ritrovare la
serenità perduta nelle ultime ore filmiche 2) dimenticare il
padre
naturale che si è fatto un mazzo-tanto per accudire e salvare la
prole ( e nemmeno un "grazie" per lui ).
Una storia fantastica che ricorda quelle reali e quotidiane di tanti
padri separati "presi per il collo" dalle donne ( opportuniste per
natura ) che si fanno mantenere dall'ex- e pure dal nuovo compagno : ho
visto l'originale in b/n del 1953 nella sala cinematografica della
parrocchia dove sono nato - 20 o 25 anni fa - e sarebbe interessante
verificare se l'elemento della separazione coniugale fosse già
presente
oppure sia stato inserito opportunamente dal team-Spielberg. Il
divorzio era più difficile ( e difficilmente comprensibile )
nell'America
degli anni '50 che ai giorni nostri - quando il 40 % dei matrimoni
è
destinato al naufragio - ed i colossal studiati per le masse devono
raffigurare l'uomo medio perchè il grande numero degli
spettatori
paganti possa immedesimarsi nei personaggi del film, per cui le
abitudini del protagonista sono indicative di un trend
sociale in atto ( Cruise era separato pure in "Minority report" anche se
per altro motivo, ve lo ricordate ? ). Il finale rovina tutto e fa
storcere la bocca a tanti, ma ricordo che stiamo parlando di un remake
a tinte fosche di un'ingenua e bigotta pellicola della quale -
giustamente - è stato
mantenuto il
pistolotto finale con voce fuori-campo su creazione, uomo e manzoniana
Divina
Provvidenza : secondo me è un film da vedere.
Ringrazio Lando
per la
puntualizzazione di alcuni aspetti nella chiaccherata che abbiamo fatto
dopo la visione del film .
[ il Bufalo
]
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2005
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Post
del 22 - 07 - 2005
Leggo un'altra chiave di lettura del film
nella recensione del bravo
Gabriele Veggetti su "Dove" n° 592 ( "Siamo tutti marziani,
compreso Bush" ) , rivista gratuita distribuita in luoghi di varia
aggregazione a Bologna e dintorni :
"Mentre noi viviamo
tranquilli, ci ammoniva Wells, qualcuno da un altro
mondo ci sta guardando con occhi invidiosi e silenziosamente ci
minaccia. Neanche a farlo apposta, mentre LA GUERRA DEI MONDI di Steven
Spielberg, sorprendentemente fuori stagione, approda nelle nostre sale,
alcuni marziani fanno scoppiare quattro bombe nella metropolitana di
Londra. Come nel romanzo di Wells questi marziani sono apparentemente
invincibili e invisibili, possono colpire ovunque e chiunque e sono
terribilmente crudeli [ ... ] Così come un incubo,
improvvisamente come è apparsa la devastazione e la minaccia
scompare, Wells e Spielberg ci traggano a riva dalle nostre paure,
rivelando e svelando quasi i meccanismi del sogno e la sua
realtà quasi illusoria. Ma è proprio questo "quasi" che
è in grado di turbarci e di lasciarci inquieti. La
possibilità che che gli alieni ritornino sotto altre forme
sarà comunque sempre presente, questi esseri crudeli e invadenti
un tempo li chiamavamo sovietici, ora fondamentalisti islamici, domani
chissà. Il seguito di un film come questo è comunque
demandato alla televisione e alle sue indubbie qualità
ansiogene."
Io aggiungo
che l'antesignano nello schermo ( piccolo e poi grande )
è stato Star Trek, con i klingoniani evidenti orientali dalla
foggia tartara e dai modi crudeli e barbari ( i sovietici ) domati solo
con l'uso della forza militare ed i romulani così simili a noi
ma sottilmente e misteriosamente diversi e perciò potenzialmente
più pericolosi ( le comunità islamiche integrate nelle
grandi città occidentali presso le quali compriamo il latte e la
verdura ). E prima dei sovietici i nativi americani, i messicani e poi
i nazisti. Che gli Stati Uniti possano ideologicamente
esistere solo in contrapposizione a "qualcuno" ?
[ il Bufalo
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