|
Post
del 23 - 12 - 2005
Assolutamente
sotto
la pelle
Un'insopportabile e sudicia afa estiva, due
personaggi scoglionatissimi
e malsani che cazzeggiano all'esterno di un drugstore
prima di ripartire in auto e un tedioso rumore acuto di fondo
introducono lo spettatore alla scena di un efferato delitto multiplo.
Quello più alto e giovane (interpretato da Greg Bryk) va nel negozio per
riempire una tanica
al distributore dell'acqua ed accorgendosi che una bambina di colore
è ancòra viva - una testimone "dimenticata" nella
sparatoria - la uccide con un colpo di pistola alla testa senza
palesare alcuna emozione.
Sono i primi minuti crudi e umidi dell'ultimo film del regista e
maestro canadese David Cronenberg che - al contrario di altri presunti
"creativi" - non s'è mai venduto al cinema commerciale nè
ha calato la qualità delle pellicole firmate, lavorando sempre
sodo.
Ad esempio sul casting : i volti e le fisionomie degli attori sono
stati scelti con perizia sia per i ruoli principali che per i secondari
e vi potete "gustare" la pazzia dei serial-killer negli occhi schizzati
del vecchio e in quelli viziosi e persi del più giovane, le
maniere professionali e persino un po' bonarie dei killer di
città e
l'atteggiamento protettivo e paterno - anzi da nonno, vista
l'età avanzata - del tipico sceriffo di paese (tra gli altri).
Un marito che riproduce nei gesti quotidiani la rassicurante e noiosa
lentezza
della provincia americana ed una bellissima moglie
sulla quarantina ma che sfoggia un invidiabile fisico da liceale e ci
scherza in un gioco erotico coniugale (una scena quasi-hard in cui lei
è vestita da cheerleader e con quel costume fa sesso). Ci sono
stelle affermate che lavorano con umiltà sui personaggi
assegnati e non compaiono solamente per incrementare l'incasso al
botteghino com'è usuale - per esempio - negli ultimi film di Jim Jarmush .
Gli elementi-simbolo dell'american-way-of-life
(e della più recente cinematografia a stelle e strisce) vengono
volutamente inseriti in "una storia di violenza" non per ottuso
anti-americanismo - nel quale la sinistra politica italiana pasteggia
da tempo - ma per essere giocati sul piano interiore :
per Cronenberg ciò cui si assiste avviene più "dentro" i
personaggi che
nell'azione filmica, contrariamente al rapporto stabilito in altre
sue pellicole nelle quali il corpo rappresenta l'anima ad ogni costo,
per mezzo di effetti speciali che hanno fatto scuola (il cosiddetto
"body-horror") e non hanno mai avuto l'unico fine di scioccare il
pubblico ma - interlacciati con le
psicologie in scena - posseggono un contenuto concettuale per
il nostro piacere di spettatori (il dna dell'autore).
Sinossi
nella
tranquilla provincia americana
Una coppia di serial-killer rapinatori miete vittime lungo le strade
americane fino al giorno in cui irrompono nel bar di Tom Stall - Viggo
Mortensen
- all'ora di chiusura : dopo la richiesta isterica di un
caffè nero, tirano fuori le armi e prendono in ostaggio clienti
e lavoratori. Ha per avere inizio lo show dei cattivi che massacrano i
buoni ma quando il "capo" ordina al più giovane e grosso compare
(modi di fare da psicopatico) di uccidere una donna, il bradipo
proprietario reagisce con un'azione inaspettatamente fulminea : spacca
la caraffa del
caffè in faccia al tizio che perde l'arma - scavalcando con un
balzo il bancone se ne impossessa - fredda il compare con tre-quattro
colpi di pistola ben mirati - riceve una
coltellata nel piede dal primo - ma gli spara un colpo in pieno viso
che lo deturpa orribilmente (lo splatter è una firma del regista
canadese) e ne causa la morte.
Tom diventa l'eroe del giorno sui mass-media locali e nazionali - il
buon americano che di
fronte al pericolo difende le vite degli onesti cittadini dai
delinquenti - e la sua faccia stampata in prima pagina gli dona una
dose di popolarità, almeno i
quindici minuti warholiani .
Fino a questo punto potrebbe sembrare una storia sul genere "Il
giustiziere della notte" con Charles
Bronson ed il momento storico che
viviamo - con gli attuali indegni e xenofobi condòmini della
Casa Bianca - è
propiziatore delle opere sulla buona famiglia americana minacciata dai
pericoli
esterni, ma questo è un film diverso e le cose si complicano.
Qualcuno a Philadelphia legge i giornali e decide di inviare tre
"specialisti" - sicari della mafia con molti precedenti
penali, capeggiati da un
certo Carl Fogarty (Ed Harris)
- sulle tracce del quieto
barista per convincerlo a seguirli fino alla città, per
discutere di un conto aperto anni prima con il boss Richie Cusack
(William Hurt) : dapprima
cercano inutilmente di fare corversazione al
bar e Fogarty più volte lo chiama con il nome di "Joey Cusack"
sostenendo ch'egli sia il fratello del boss - ma lui nega - poi
lo mettono in paranoia lambendo la famiglia (insinuano nella
testa della moglie Edie dubbi sul passato
del
"tranquillo" marito) ed infine minacciano il
figlio maggiore davanti a casa, costringendo il capo-famiglia ad un
secondo sterminio
dei cattivi - aiutato proprio dal primogenito che nel frattempo era
stato liberato
in uno scambio di ostaggi "alla pari" - con il furore che gli esce
dalla pelle e lo deforma fisiognomicamente.
Edie (Maria Bello) è
oramai convinta che Tom abbia
avuto una vita
diversa prima del loro matrimonio e riesce a farselo confessare.
Oramai sotto assedio e danneggiato negli affetti familiari, decide di
fare un viaggio e di affrontare il Grande Nemico nella villa-castello
di quest'ultimo in Pennsylvania - il fratello di sangue Richie Cusack
- dalla quale e dopo un bagno catartico e rinnovatore nel laghetto
artificiale annesso alla proprietà che sa di rito induista,
uscirà libero per sempre.
Nuove mutazioni
dalla Terra di Mezzo
Il regista ed autore canadese David Cronenberg continua a fare film di
"mutanti" e non mi ha stancato, dopo i poteri indotti dall'uso di un
farmaco durante la gravidanza in "Scanners", le variazioni genetiche a
seguito di un esperimento scientifico di teletrasporto ne "La mosca",
le allucinazioni - mediatiche e/o chimiche - in "Videodrome" e
"Il pasto nudo", gli inserti metallici all'interno
dei corpi martoriati e gli "esoscheletri" in "Crash" e
la lista potrebbe
essere molto lunga - per la filmografia completa clicca qui .
In questo film l'attore americano-danese Viggo Mortensen dà
intensità al
protagonista : è arrivato maturo - è nato
nel 1958 - alla fama cinematografica
mondiale con
il personaggio di Aragorn ne "Il Signore degli Anelli", anch'esso un
"doppio" ovvero un uomo che cela dentro di sè due
identità differenti e la
"matryoshka" è montata nello stesso ordine. Là l'umile
vagabondo Granpasso nasconde il principe Aragorn che è
predestinato a regnare sulla Terra di Mezzo e qui il nuovo (il
tranquillo Tom Stall, barista in una sonnolenta cittadina della
provincia americana) contiene il vecchio (Joey Cusack, che ha ucciso
gente ed è il fratello di un boss della mafia di Philadelphia)
che vincerà i "cattivi".
Anche la risolutezza letale con la quale Tom/Joey affronta e liquida
gli
avversari assieme alla capacità quasi soprannaturale di schivare
i colpi e le pallottole (rimane ferito diverse volte ma in maniera
lieve) fa
pensare
ch'egli sia una sorta di "prescelto", e tuttavia è per la
necessità
di difendere sè e gli altri che tira fuori le capacità
combattive che fanno parte del suo corredo di esperienze (anche il
"ramingo" intraprende riluttante la missione che la nobile discendenza
gli impone - per il riscatto dei popoli miti e pacifici - ma
nell'ultima battaglia tira fuori il coraggio e parte da solo
all'attacco dell'armata delle
Tenebre, dando l'esempio ai suoi).
Mortensen è
bravissimo a tratteggiare la sofferenza
spirituale di Tom/Joey - è anche ferito due volte nel
corso degli avvenimenti (al piede e alla spalla) cosicchè
è rincarata dal
malore prettamente fisico - che non è una lotta tra il Bene ed
il Male che sono in sè (come nella saga di George Lucas) ma lo
strenuo tentativo di conservare la
propria vita di cittadino "normale" con un lavoro sicuro, una splendida
moglie e due
figli. Solo in un istante ho dubitato della sua integrità
interiore, quando - preso dalla rabbia animale per una vita ricostruita
faticosamente ma che in
quel momento gli sembra scivolare via - afferra per le gambe la moglie
mentre sale gli scalini per andare in camera da letto a fare le
valigie e la sottomette ad un rapporto sessuale (una delle due
scene di sesso girate in modo crudo e realistico) che inizia come una
violenza e prosegue con quello che di fatto è un tradimento : la
donna cede, collabora compiaciuta fino all'orgasmo ma è il
dramma dell'amore finito ed allora lei prende solo quello di cui
è sicura (la carne) non riconoscendo qual'è - tra i
due - l'uomo che davvero sta in quel corpo materiale.
Al pub (per la birra del
dopo-cinema) la
mia amica Daniela ha voluto
sottolineare femministicamente la superiorità biologica della
donna che dopo un rapporto sessuale è in grado di alzarsi
immediatamente in posizione eretta mentre l'uomo è ancòra
steso e ko (lascio a voi ogni commento ).
Grandissimo
Cronenberg per avere inserito micro-thriller come questo nella trama :
per qualche secondo ho pensato - non sono stato l'unico - che la parte
violenta ch'era in Tom prendesse il sopravvento e la narrazione
potesse deviare verso lo svisceramento del fiume nero che scorre
nell'animo
umano e lo splatter (alcuni film del regista restano indelebili nella
memoria proprio per gli effetti speciali). Invece - pur condendo
il film con qualche generoso spargimento di sangue scuro e denso simile
a
marmellata - sceglie di
procedere "sotto-pelle" dall'inizio alla fine, ch'è la strada
più difficile e matura. Gli ottimi attori recitano con realismo
le parti assegnate con perfetta scelta delle fisionomie e quasi mai
sopra le righe, con l'eccezione motivata di Richie Cusack-Hurt.
Talvolta le buone
maniere non pagano
Un'altra contrapposizione evidente è quella tra i modi affettati
dei killer di città e la rudezza sbrigativa dell'accerchiato :
potrebbero massacrarlo in due secondi con un mitra facendo una strage
ma praticano le
buone maniere e prima parlano - cercando di convincerlo ad andare con
loro fino
a Philadelphia - e poi estraggono le armi, non sono boriosi come i
killer di Tarantino ma sono troppo
sicuri di sè e della propria professionalità (questa
eccessiva sicurezza li fregherà
tutti). Ed è proprio il comportamento "normale" di uno di questi
- Fogarty che ha avuto uno sfregio indelebile ed un occhio rovinato dal
"vecchio" Joey è mosso da un Ed
Harris in splendida forma - che
insinua i primi dubbi nella testa della moglie, venendo poi ammonito da
un didascalico sceriffo del paese dopo la prima comparsata nel
bar dell'eroe del giorno.
Pure il fratello fighetto e cocainomane che vive in una villa da lusso
simile ad un tetro castello gotico e kitch - una dimora oscura dopo
Minas Morgul - lo canzona - "Sei andato a vivere in
una fattoria, non è così ? Il sogno americano realizzato
..." - ed è la "macchietta" comica di un boss avido e frustrato
con una permanente (anche se contenuta) isteria -
nel doppiaggio italiano ha la voce quasi in falsetto - che è
utile a scatenare le risate liberatorie del pubblico e a ri-equilibrare
il film alleggerendolo della plausibile
pesantezza retorica del finale di un percorso progressivo verso il
Nemico assoluto, affrontato per tappe di combattimento (due cani
sciolti - i
professionisti che vengono dalla città - la magione del boss)
tensione ch'è necessaria in altre opere per le caratteristiche
intrinseche - per esempio "Il Signore degli Anelli" di Peter
Jackson è una ballata epica tratta da Tolkien e "Kill Bill" (vol. 1 e 2) di Quentin
Tarantino un fumetto-manga realizzato con attori veri - ma non in
questa perchè (ripeto) Cronenberg è abile a dare estremo
realismo alla
storia giocandola sul piano interiore e sfrondandola
degli eccessi visivi che sono una "firma" dell'autore ma qui sono
misurati a grammi (si ricordano i volti degli attori piuttosto che il
sangue).
La mutazione
adolescenziale
La maturazione del figlio maggiore - un adolescente insicuro in fase di
crescita - corre
parrallela ai fatti narrati (la scoperta della seconda identità
del padre) e quando si stanca di rispondere con
intelligenza ed ironia alle arroganze del bullo dell'high-school (che
ha
la faccia da canaglia di Kyle Schmid,
"cartola da star" destinato ad
un posto in prima fila e sicuramente
lo rivedremo altrove) e dell'amico guarda-spalle (il
primo arriva a dare della "puttana" alla sua ragazza e questo è
oltre
la misura) li pesta entrambi a sangue con inaudita
violenza nel
corridoio della
scuola e viene sospeso
dalle lezioni. Segue l'ira di papà Tom/Joey - che predica la
mitezza e questo non gli verrà facilmente perdonato -
preoccupato delle
minacce
di querela della ricca famiglia dell'antagonista perchè avrebbe
difficoltà a pagare le spese legali, pare stia pagando il mutuo
della casa.
La scena induce a pensare ch'egli abbia lo stesso "cattivo sangue" del
padre (la stessa inclinazione omicida) ma pure lui agisce solo per
difesa e
dopo tanta pazienza : in un'altra scena-chiave uccide
il mafioso Fogarty con un colpo di
fucile alle spalle per salvare il genitore ferito, e lo shock che ne ha
in
cambio ci rassicura sulla natura umana che - sembra volerci dire
l'autore - non è affatto assassina e negativa.
Scena finale, la
valigia dell'attore
Le numerose situazioni paradigmatiche della difesa della famiglia e
della proprietà potrebbero indurre lo spettatore superficiale
all'apologia americanizzante (e magari ad una lettura in chiave
politica) ma la storia piega diverse volte su se stessa complicandosi
ed è in quei risvolti in chiaro-scuro che è bene leggere
per capire.
La scena di
chiusura è in realtà quella centrale di un
film a metà strada (e probabilmente la seconda parte non
verrà
mai girata) : tornando da Phila il capo-famiglia arriva a casa
per
l'ora di cena (non è un caso ed è ancòra un
ritorno) con i primi piani della figlioletta (smisurata e ingenua
generosità) del
figlio maggiore (rancore duro per il tradimento) e della coniuge
(sofferto
obbligo di comunicazione) mentre il compito più arduo è
per il protagonista che un operazione più dolorosa dei colpi
ricevuti deve ricucire dentro di sè i due uomini
per fare nascere un essere nuovo. Impresa più ardua e forse
interessante di quelle viste finora.
Quanto ho visto fino ad ora è "solo" l'antefatto, la bozza
preparatoria di metri di pellicola che rimarranno vergini ed il taglio
finale netto sull'espressione
di Tom/Joey - per i titoli di coda - non produce stizza per un bidone ricevuto ma
rinnovata fame di cinema (e comunque ce ne già tanto e intenso)
: geniale Cronenberg - come sempre -
e "A history of violence" è da vedere senza riserve.
Non è la prima volta che un "signor nessuno" giunto ad una
repentina notorietà porta nel film successivo a quello della
consacrazione le stimmate del personaggio-cult : è un'operazione
di marketing per la produzione che vuole un'addizione di spettatori
paganti al botteghino di un film di classe, e un ottimo affare per
l'attore stesso che prolunga di un altro anno o due il periodo di
notorietà e di incassi disimpegnati (comparsate in tv e in
"eventi speciali" di massa).
In quest'opera il "peccato venale" non produce danni e - anzi - Mortensen dà qualcosa in
più al suo personaggio e dimostra di sapere rendere alla
perfezione i ruoli intensi e sofferti (presumo che questo non
sarà l'ultimo, anche perchè fa impazzire il pubblico
femminile).
Mi propongo di scrivere
un articolo su questa pratica routinaria del business cinematografico.
[ il Bufalo
]
COPYRIGHT
2005
ERAVAMOTREAMICIALPUB.IT
|
|
|
|