Post del 4 - 11 - 2005

da una e-mail inviata all'amico Lando il 6 agosto 2004

Questa è una storia vera che sembra una favola da raccontare ai bambini dopo quelle dei fratelli Grimm o di La Fontaine, prima della nanna. L'ho letta la prima volta su Stadio - Corriere dello sport (da ex-lettore bolognese dei fatti sportivi, antepongo la testata locale che fondendosi con quella romana nel 1977 diede forma all'attuale cartaceo) in un articolo ben scritto dal bravo Andrea Barocci che ci fa rimpiangere un'editoria sportiva di buon livello che in Italia - purtroppo - non s'è mai imposta perchè alla massa becera importa solo l'ingaggio milionario dell'ultimo acquisto della Juve e le tette dell'ultima velina-fidanzata di ricco calciatore (invece c'è gente che sa scrivere sui quotidiani sportivi). Poi ho fatto qualche ricerca su internet e qui riporto una mia sintesi ed alcuni link sul "tema cubano" sempre attuale e controverso sia a destra che - soprattutto - a sinistra.

nel lontanto '58

Il giorno esatto in cui avvenne il fatto è in verità un primo mistero :  lo "stadio" riporta il 22 febbraio del 1958, Wikipedia il 23 e un articolo trovato su Siporcuba  il 24.
Quando nell'isola cubana fervevano i preparativi per il Gran Premio di Formula 1 dell'Avana - uno degli ultimi fasti dell'era di Batista - un commando di nove rivoluzionari attuò un'azione non-violenta per portare i problemi dell'isola - dietro i cartelloni pubblicitari turistici - e le ragioni della Rivoluzione all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale, ovvero il rapimento del penta-campione
e icona dell'America Latina Juan Manuel Fangio . Che era già molto famoso all'estero e in Europa in particolare, ma lo divenne negli States solo dopo l'evento che riempì per qualche giorno le prime pagine dei giornali.
Il "ratto" fu alquanto semplice ed avvenne nella hall dell'Hotel Lincoln davanti a una cinquantina di persone quando Manuel Uziel si avvicinò al pilota e gli intimò con voce ferma di seguirlo. In prima battuta pensò ad uno scherzo ma con la perspicacia fulminea del pilota di bolidi che deve decidere in un millesimo di secondo rischiando la vita, capì un attimo dopo che era una minaccia vera e non era il caso di fare casini. Venne portato in una villa patrizia nel Nuevo Vedado dove era atteso con trepidazione (i proprietari erano borghesi progressisti) e lì stette per ventotto ore circa, mangiando, dormendo, firmando autografi e parlando moltissimo con i carcerieri che tenevano a fare conoscere al mondo intero la miseria materiale e intellettuale della maggioranza dei cubani. Sarebbe stato stupido macchiare la reputazione del movimento rivoluzionario con un'inutile violenza manesca o peggio sanguinaria - seppure su un uomo piuttosto ricco di portafoglio - e la strategia del dialogo perseguita felicemente produsse addirittura un'amicizia pluri-decennale tra Fangio e il responsabile della propaganda politica del movimento "26 luglio" - in seguito ricoprirà importanti cariche di stato - ovvero il settantenne Arnold Rodriguez detto "Fernando", che ancòra racconta la storia agli stranieri golosi dei risvolti di quella che nel bene o nel male è stata una delle grandi rivolte popolari del secolo passato.
Con perfetto tempismo e cognizione di marketing, Fidel Castro aprì le trasmissioni di Radio Rebelde  dalla Sierra Maestra negli stessi giorni dell'impresa.
L'argentino venne infine rilasciato all'ambasciata del suo paese - come desiderava - e le prime parole spese coi giornalisti - dopo le rituali rassicurazioni sulle condizioni di salute - furono : "Se questi ragazzi hanno fatto tutto questo, sicuramente sarà stato per una buona causa", e non era sindrome di Stoccolma .

amicizia oltre le frontiere

E qui le cronache si tingono di emozioni da libro "Cuore" se due uomini di condizioni economiche e stili di vita così diversi, rimasero in contatto per tanti anni fino alla morte del campione (nel 1995 per una polmonite) si scambiarono le visite di cortesia e il cubano ricevette anche qualche regalo a ricordo del rocambolesco incontro. In qualità di presidente onorario della Mercedez-Benz argentina, Fangio si recava a Cuba dove con i "compagni" rispolverava gli aneddoti : ad esempio la "gratitudine" espressa perchè forse ebbe salva la vita proprio per l'imprevedibile fuori-programma del '58, in quanto la macchina con la quale avrebbe dovuto correre - una Maserati - non era stata preparata a dovere e soffriva di un non bene individuato difetto meccanico che poteva essere catastrofico nel contesto di un gran premio disgraziato in cui perirono sei piloti a seguito di tremendi incidenti.
Fa tenerezza "vedere" un ultra-settantenne come "Fernando" commuoversi ancòra oggi e difendere l'onore a chi gli dice che Michael Schumacher di titoli mondiali ne ha vinti sei, uno in più dell'argentino : "Non sempre chi vince di più è il migliore. Per me il mio amico rimarrà il migliore. Lui stesso parlava benissimo di Senna : lo considerava un grande pilota".
Da Fangio ad Ayrton Senna da Silva - passando per Gilles Villeneuve - ricordando i campioni veri di un automobilismo romantico in cui i piloti erano personaggi e non robot calcolatori di frazioni millesimali telemetriche in una disciplina in cui oramai i Gp si vincono scegliendo il giusto momento per fare il pit-stop e non sorpassando l'avversario.
Quando l'uomo era più importante e decisivo della Macchina, divenuta un sistema di centinaia di circuiti e migliaia di dati al minuto in monitoraggio asfissiante dei parametri quantificabili. Se il progresso tecnologico dimentica il lato umanistico (e lirico) si perde il significato più profondo del gesto, si finisce come ubriachi che in gruppo ripetono una rappresentazione non-sense ed involontariamente comica. 

un parallelo interdisciplinare

Le corse di automobilismo mi sembrano palesi metafore degli organismi statali nei primi anni del ventunesimo secolo. Nel clima di festa peona i protagonisti che guidano i bolidi guadagnano benissimo e sono ben attenti a non rischiare la vita : recitano una parte ormai logorata dal tempo e senza vero pathos, tanto gli ritorna in tasca un buon guadagno pagato dagli spettatori all'autodromo e della pay-tv, nonchè da noi consumatori dei prodotti reclamizzati sugli asfalti e le carrozzerie. Secondo voi il numero degli incidenti mortali è calato drasticamente solo per gli accorgimenti tecnici e le nuove regole ?
Il pubblico pagante è davvero così rincoglionito da applaudire e scaldarsi per gare in cui il vincitore parte in pole position ed arriva primo senza un solo duello con almeno uno degli avversari diretti. Io le chiamerei "corse falsate" : dove sta l'impegno a superarsi e a prevalere sull'avversario con la rabbia, la cattiveria ed il sogno dell'Icaro a quattro ruote ? La massa s'accontenta della farsa e recita anch'essa - sempre più stancamente - il proprio copione per uno spettacolo-colossal privo di contenuti sportivi. Come i riti del consumo nell'emisfero occidentale o come le manifestazioni di piazza a Cuba, in cui il popolo ormai partecipa perchè coattato alla stanca mossa (mentre europei ed americani vanno a scopare le ragazzine dei quartieri poveri).
Gilles e il Che Guevara  erano fatti della stessa pasta : chi non si accontenta e nella causa ci crede fino in fondo ed oltre i propri interessi di bottega. Il primo tornò in pista nelle prove del Belgio nel maggio del 1982 perchè non s'arrendeva mai - lui e la velocità erano una cosa sola - e non poteva lasciare la pista all'odiato compagno di squadra Pironi che gli aveva fottuto una vittoria fregandosene degli ordini di scuderia. Al secondo chi glielo ha fatto fare di tornare ad imbracciare le armi in Bolivia quando all'Avana avrebbe avuto per tutta la vita una comoda poltrona di ministro ed un salario al di sopra della media nazionale ?
Questo è un tempo di piccoli burocrati parassitari ingrassati dalla massa indifferente ed implicitamente consenziente - chi tace acconsente - e non di uomini coraggiosi.
Parafrasando gli slogan stampati sulle t-shirt dei sostenitori di destra e di sinistra all'indomani delle elezioni amministrative io posso scrivere : "Schumacher non è il mio campione !" e "Ho nostalgia del canadese volante !".

[ il Bufalo ]

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