Post del 20 - 10 - 2005 

Alcune note personali per introdurre l'argomento

Avevo la bizzarra inclinazione a comprare "cose" per il loro aspetto esteriore : per esempio, ho conosciuto gli Yes - gruppo progressive-rock degli anni '70, ancòra attivo -
grazie alle belle copertine di Roger Dean (mi ricordo quella di "Relayer", un disco "peso" di partiture fitte). Lo stesso dicasi per i libri.
Col tempo è diventato un gioco (progressivamente diventavo più smaliziato e badavo alla "sostanza" dei contenuti) e successivamente, avendo apprezzato il peso del denaro - al cambio della fatica lavorativa - ho iniziato a disprezzare le prime edizioni cartonate (con la copertina rigida) come uno spreco di materiale e di soldi per il lettore/consumatore.
Preferisco le brossure - vado pazzo per quelle plastificate - perchè sono più maneggevoli, meno ingombranti ed al passo con un tempo che sfugge soprattutto per le cose belle (come la lettura).
Il mio corniciaio di fiducia - Angelo, il figlio di Otello Lamma - non è senz'altro d'accordo con me : egli acquista solo cartonati, "perchè durano nel tempo e non finiscono a fascicoli" (quando le pagine a dozzine, un po' per volta).
Invece io insisto, ed affermo che una veste così "preziosa" se la meritano solo quegli autori definiti "classici" - che hanno fatto oggettivamente la storia della letteratura - ed è un atto di arrogante superbia trattare allo stesso modo le opere prime di scrittori che - forse - non valgono una sega.
E' un ingannevole e disonesto porsi nei riguardi dell'acquirente.
C'è un'intera categoria di libri ch'è nata e stampata proprio per accondiscendere l'idea del libro come "status symbol" - le peggiori scemenze dell'umanità sono state fatte per gratificare lo stomaco classista delle classi borghesi più agiate, è sempre bene ricordarlo - e porlo bellamente nella libreria del salotto (ovviamente senza leggerlo).
Tali volumi devono avere una sovracoperta elegante, con il titolo in Times New Roman corsivo e colori alla moda. L'aspetto pretenzioso della confezione è spesso inversamente proporzionale del contenuto letterario. Il soggetto deve essere semplice ed insipido per entrare in empatia con l'arido palato dei "lettori" sopra descritti.
Nel tempo : ho cominciato un giochetto crudele, ovvero riconoscere a prima vista questa categoria di cartacei belli ma con poca anima, e starmene alla larga senza nemmeno spizzicarli. Questo post è la recensione immaginata di un cartonato di lusso.

1 - una recensione senza il libro

La mattina di sabato 15 camminavo per via Rizzoli nel centro storico e guardando le vetrine della Feltrinelli notavo l'occupazione militaresca di un bel volume intitolato alla capitale boema, cartonato e con il Karlov Most bellamente rappresentato nella copertina in b/n. 1
Preciso che non è mia intenzione leggerlo e nemmeno l'ho "spizzicato" in libreria, pertanto quanto sto per scrivere non riguarda il libro in questione - di cui per correttezza non riporto il nome dell'autore - ma quello che io immagino che sia.
Sono abituato ad immaginare il contenuto di un libro dalla copertina - è un mio personale e perverso "gioco" - sono anch'io vittima della fascinazione ad opera dell'immagine (abilmente direzionata dal marketing editoriale) che mi dà una primitiva stimolazione sensuale; segue una previsione del target del lettore che dovrebbe esserne attratto (spesso è esatta) quindi una stima delle mie risorse economiche (scarse) : la combinazione di questi due parametri mi fa scartare immediatamente i libri come quello e delle due case editrici "major" che ci dobbiamo tenere in Italia (la politica non c'entra).
Quindi - stabilito che non lo leggerò mai - posso divertirmi a immaginarne il contenuto e il debole intreccio, perchè secondo me è nel filone di quella moda editoriale da "ultima spiaggia" e precisamente di coloro che ai tropici hanno lanciato l'ammasso nervoso centrale - più elegantemente definito "cervello" se abita in altre sedi - senza avere la maestria tecnica degli aborigeni lanciatori di boomerang - presuntuosi gli uomini occidentali ! - che almeno l'attrezzo utile e costruito con fatica gli ritorna in mano.
Immagino un linguaggio pulito, un periodo semplice con poche subordinate (potrebbero incasinare il lettore-medio) e un lessico molto ristretto. Meglio usare ciò che si frequenta tutti i giorni perchè la lettura sia il più veloce possibile e non s'avverta la fisiologica noia di qualche centinaio di pagine insipide.



Se lo scrittore è americano sarà bravissimo a fare questo e immagino che muoverà alcuni suoi connazionali secondo due tracce, tanto
come le giubbe blu che arrivano a liberare i coloni europei dagli aggressivi indigeni :
1 - due o tre benestanti professionisti di New York tediati dalla noia della vita mondana di Manhattan decidono di fare un soggiorno praghese alla ricerca di stimoli nuovi (ci scapperà la scopata con la cameriera dell'albergo) in una sceneggiatura plastica da guida turistica con il tratteggio di qualche scenario da effetti speciali come la cittadella del Castello immersa nella nebbia - lo ha già fatto Woody Allen in "Shadows and fog"  - oppure le statue del ponte Carlo in notturna che sembrano parlare agli incauti tira-tardi, offrendo così un sostanziale aiuto alla soluzione dei flebili arcani insiti nello sviluppo della narrazione.
Aleggia una pessima scopiazzatura delle atmosfere "anarchiche" e cazzeggianti del primo Milan Kundera che fa sempre "chic".
2 - due o tre benestanti professionisti di New York tediati dalla noia della vita mondana di Manhattan e figli di immigrati boemi, decidono di fare un romantico "viaggio a ritroso" per recuperare le radici della propria famiglia. Ovviamente sarà preponderante l'interesse economico di qualche business nell'Europa post-comunista - facile con i soldi in banca e il dollaro di qualche anno fa - con molto rispetto degli autoctoni. Col cavolo che ci troverete descritti gli effetti crudi e devastanti del primissimo capitalismo impiantato sulle rive della Moldava, come il paesino di Kleb (conosciuto come la "Thailandia d'Europa" perchè i tedeschi c'andavano a scopare le bambine).

io apprezzo molto il latte e la carne lituana, non vorrei rinunciarvi per le norme comunitarie che incentivano l'industrializzazione dell'agricoltura nei nuovi membri - un esempio - e vi esorto : viaggiate nei paesi ancòra naif e relativamente poco contaminati dell'Est-Europa !

Immagino che il tutto sia frammisto a citazioni della cronaca recente perchè è eccitante calarsi nell'attualità stereotipata dove il buono è buono e il cattivo è cattivo - almeno Sergio Leone c'aveva messo anche il brutto - e dove la cotica la rischiano gli altri, la storia la conosciamo già e noi siamo dalla parte dei buoni (classico schema americano).

2 - vivendo nella scatola

La strategia è chiara : siamo sempre più "squadrati" (dall'inglese box) ed il nostro tempo libero cerebrale è progressivamente ridotto, dovendo consumare il grosso delle kilocalorie nel lavoro sempre più ingente e meno pagato ? Mancano i soldi e il tempo per fare e godere le vacanze ? Non c'è problema : con una ventina di euri si possono comprare i più diversi "sunti" di vita non vissuta, una sintesi di storia, cultura, politica, società con all'interno due o tre vicende personali carinamente descritte ed insipidamente intrecciate. Come la famigerata "Selezione del reader's digest" che pone sotto sforbiciamento e pressa i capolavori della letteratura mondiale, storpiandoli senza che nessuno lo vieti perchè nella nostra "cara" società occidentale le parole non valgono molto : che succederebbe se alcuni writers salissero su una impalcatura nella Cappella Sistina a sfregiare gli affreschi ? Chiedete agli ebrei gente antica che la sa lunga e ne ha viste tante.
Qua si va ben oltre, perchè il presupposto che intellègo è quello di sostituire la vita vera con alcuni surrogati cartacei pensati per le masse - forse siamo al neo-socialismo post-capitalista - un estratto di una piccola sezione di vita che probabilmente non verrà consumata nella vita reale dal lettore, poco approfondito e confuso come le sintesi in genere. Troppo facile citare "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury.

e' ovvio che se volete qualcosa di praghese e genuino dovete mordere a caso : tutto Franz Kafka - sto leggendo i "Quaderni in ottavo" ed. Se - "Il buon soldato Sc'veik" di Jaroslav Hasek, "Praga magica" di Angelo Maria Ripellino e magari una guida "oro" del Touring Club Italia per un'anteprima turistica. Magari una pinta di Staropramen .

Un'altra deleteria tendenza - per il lettore incauto - è quella delle localizzazioni prezzolate. Il caso che riguarda la mia città è "Il broker" di John Grisham, che ha ricevuto benefit e - forse - contanti dall'amministrazione Guazzaloca per ambientare a Bologna una parte del suo romanzo.
Non è un'illazione : un assessore della precedente giunta cittadina - di destra - ha candidamente ammesso che il soggiorno bolognese dello scrittore americano di best-sellers è stato "agevolato", e v'è stato un bisticcio con la sinistra per il riconoscimento della paternità dell'iniziativa.
Un rimedio a tutto questo sbiadito scenario - magari fosse nebbia della "bassa" - è il ritorno ad una scrittura verace. Sosteniamo una letteratura delle sensazioni vere - sottocutanee e inguinali - che come punti di riferimento abbia il background dell'autore ! Fatto di frammenti di musica e immagini, chiacchere con gli amici senza il capolinea e caffè dimenticati sul fornello (il minimalismo è un'ottima base per strutturare un racconto). Scriviamo della terra che calpestiamo : non voglio credere che il mondo sia abitato da una maggioranza di "bucce" che non cerca niente sotto il vestito e s'accontenta del bagliore sfumato di un sorriso plastico !

[ il Bufalo ]

1 "Elegante" ricorre con una frequenza fastidiosa nelle recensioni "di regime" che ho trovato nel web in una breve ricerca dopo la scrittura di questa "recensione impossibile", riscontrando alcune piccole conferme alle mie parole.

 COPYRIGHT 2005 ERAVAMOTREAMICIALPUB.IT

Tips

Foto di Tanja Curto
Ghetto di Praga (foto)
the Kafka project
birra "Staropramen"


Film

"L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Philip Kaufman (1988)
"Kafka" di Steven Soderbergh (1991)

"Shadows and fog" di Woody Allen (1992)
"Kolja" di Jan Sveràk (1996)

Milan Kundera
"Intervista con Milan Kundera", di Christian Salmon (pdf)
"Riga 20 - Milan Kundera" a cura di Massimo Rizzante

"Così i servizi di Praga spiavano Milan Kundera" di Giampaolo Visetti in Repubblica.it