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Alcune note personali per
introdurre l'argomento
Avevo la bizzarra inclinazione a comprare "cose" per il loro aspetto
esteriore : per esempio, ho conosciuto gli Yes - gruppo
progressive-rock degli anni '70, ancòra attivo - grazie
alle belle copertine di Roger Dean (mi ricordo quella di "Relayer", un
disco "peso" di partiture fitte). Lo stesso dicasi per i libri.
Col tempo è diventato un gioco
(progressivamente diventavo più smaliziato e badavo alla
"sostanza" dei contenuti) e successivamente, avendo apprezzato il peso
del denaro - al cambio della fatica lavorativa - ho
iniziato a disprezzare le prime edizioni cartonate (con la copertina
rigida) come uno spreco di materiale e di soldi per il
lettore/consumatore.
Preferisco le brossure - vado pazzo per quelle
plastificate - perchè sono più maneggevoli, meno
ingombranti ed al passo con un tempo che sfugge soprattutto per le cose
belle (come la lettura).
Il mio corniciaio di fiducia - Angelo, il figlio di
Otello Lamma - non è senz'altro d'accordo con me : egli acquista
solo cartonati, "perchè durano nel tempo e non finiscono a
fascicoli" (quando le pagine a dozzine, un po' per
volta).
Invece io insisto, ed affermo che una veste
così "preziosa" se la meritano solo quegli autori definiti
"classici" - che hanno fatto oggettivamente la storia della letteratura
- ed è un atto di arrogante superbia trattare
allo stesso modo le opere prime di scrittori che - forse - non valgono
una sega.
E' un ingannevole e disonesto porsi nei riguardi
dell'acquirente.
C'è un'intera categoria di libri ch'è nata e stampata
proprio per accondiscendere l'idea del libro come "status symbol" - le
peggiori scemenze dell'umanità sono state fatte per gratificare
lo stomaco classista delle classi borghesi più agiate, è
sempre bene ricordarlo - e porlo bellamente nella libreria del salotto
(ovviamente senza leggerlo).
Tali volumi devono avere una sovracoperta elegante, con il titolo in
Times New Roman corsivo e colori alla moda. L'aspetto pretenzioso della
confezione è spesso inversamente proporzionale del contenuto
letterario. Il soggetto deve essere semplice ed insipido per entrare in
empatia con l'arido palato dei "lettori" sopra descritti.
Nel tempo : ho cominciato un giochetto crudele, ovvero riconoscere a
prima vista questa categoria di cartacei belli ma con poca anima, e
starmene alla larga senza nemmeno spizzicarli. Questo post è la recensione
immaginata di un cartonato di lusso.
1
- una recensione senza il libro
La mattina di sabato 15 camminavo per via Rizzoli
nel centro storico e guardando le vetrine della Feltrinelli notavo
l'occupazione militaresca di un bel volume intitolato alla capitale
boema, cartonato e con il Karlov Most
bellamente rappresentato nella copertina in b/n. 1
Preciso che non è mia intenzione leggerlo e nemmeno l'ho
"spizzicato" in libreria, pertanto quanto sto per scrivere non riguarda
il libro in questione - di cui per correttezza non riporto il nome
dell'autore - ma quello che io immagino che sia.
Sono abituato ad immaginare il contenuto di un libro dalla copertina -
è un mio personale e perverso "gioco" - sono anch'io vittima
della fascinazione ad opera dell'immagine (abilmente direzionata dal
marketing editoriale) che mi dà una primitiva stimolazione
sensuale; segue una previsione del target del lettore che dovrebbe
esserne attratto (spesso è esatta) quindi una stima delle mie
risorse economiche (scarse) : la combinazione di questi due parametri
mi fa scartare immediatamente i libri come quello e delle due case
editrici "major" che ci dobbiamo tenere in Italia (la politica non
c'entra).
Quindi - stabilito che non lo leggerò mai - posso divertirmi a
immaginarne il contenuto e il debole intreccio, perchè secondo
me è nel filone di quella moda editoriale da "ultima spiaggia" e
precisamente di coloro che ai tropici hanno lanciato l'ammasso nervoso
centrale - più elegantemente definito "cervello" se abita in
altre sedi - senza avere la maestria tecnica degli aborigeni lanciatori
di boomerang - presuntuosi gli uomini occidentali ! - che almeno
l'attrezzo
utile e costruito con fatica gli ritorna in mano.
Immagino un linguaggio pulito, un periodo semplice con poche
subordinate (potrebbero incasinare il lettore-medio) e un lessico molto
ristretto. Meglio usare ciò che si frequenta tutti i giorni
perchè la lettura sia il più veloce possibile e non
s'avverta la fisiologica noia di qualche centinaio di pagine insipide.

Se lo scrittore è americano sarà bravissimo a fare questo
e immagino che muoverà alcuni suoi connazionali secondo
due tracce, tanto come le giubbe blu che arrivano a
liberare i coloni europei dagli aggressivi
indigeni :
1 - due o tre benestanti professionisti di New York tediati dalla noia
della vita mondana di Manhattan decidono di fare un soggiorno praghese
alla ricerca di stimoli nuovi (ci scapperà la scopata con la
cameriera dell'albergo) in una
sceneggiatura plastica da guida turistica con il tratteggio di qualche
scenario
da effetti speciali come la cittadella del Castello immersa nella
nebbia
- lo ha già fatto Woody Allen in "Shadows and
fog" - oppure
le statue del ponte Carlo in notturna che sembrano parlare agli incauti
tira-tardi, offrendo così un sostanziale aiuto alla soluzione
dei flebili arcani insiti nello sviluppo della narrazione.
Aleggia una pessima
scopiazzatura delle atmosfere "anarchiche" e cazzeggianti del primo Milan
Kundera che fa
sempre "chic".
2 - due o tre benestanti professionisti di New York tediati dalla noia
della vita mondana di Manhattan e figli di immigrati boemi, decidono di
fare un romantico "viaggio a ritroso" per recuperare le radici della
propria famiglia. Ovviamente sarà preponderante l'interesse
economico di qualche business nell'Europa post-comunista - facile con i
soldi in banca e il dollaro di qualche anno fa - con molto rispetto
degli autoctoni. Col cavolo che ci troverete descritti gli effetti
crudi e devastanti del primissimo capitalismo impiantato sulle rive
della Moldava, come il paesino di Kleb (conosciuto come la "Thailandia
d'Europa" perchè i tedeschi c'andavano a scopare le bambine).
io
apprezzo molto il latte e la carne
lituana, non vorrei rinunciarvi per le norme comunitarie che
incentivano l'industrializzazione dell'agricoltura nei nuovi membri -
un esempio - e vi esorto : viaggiate nei paesi ancòra naif e
relativamente poco contaminati dell'Est-Europa !
Immagino che
il tutto sia frammisto a citazioni della cronaca recente
perchè è eccitante calarsi nell'attualità
stereotipata dove il buono è buono e il cattivo è cattivo
- almeno Sergio Leone c'aveva messo anche il brutto - e dove la cotica
la rischiano gli altri, la storia la conosciamo già e noi siamo
dalla parte dei buoni (classico schema americano).
2 - vivendo nella
scatola
La strategia è chiara : siamo sempre più "squadrati"
(dall'inglese box) ed il nostro tempo libero cerebrale è
progressivamente ridotto, dovendo consumare il grosso delle kilocalorie
nel lavoro sempre più ingente e meno pagato ? Mancano i soldi e
il tempo per fare e godere le vacanze ? Non c'è problema : con
una ventina di euri si possono comprare i più diversi "sunti" di
vita non vissuta, una sintesi di storia, cultura, politica,
società con all'interno due o tre vicende personali carinamente
descritte ed insipidamente intrecciate. Come la famigerata "Selezione
del reader's digest" che pone sotto sforbiciamento e pressa i
capolavori della letteratura mondiale, storpiandoli senza che nessuno
lo vieti perchè nella nostra "cara" società occidentale
le parole non valgono molto : che succederebbe se alcuni writers
salissero su una impalcatura nella Cappella
Sistina a
sfregiare gli affreschi ? Chiedete agli ebrei gente
antica che la sa lunga e ne ha viste tante.
Qua si va ben oltre, perchè il presupposto che intellègo
è quello di sostituire la vita vera con alcuni surrogati
cartacei pensati per le masse - forse siamo al neo-socialismo
post-capitalista - un estratto di una piccola sezione di vita che
probabilmente non verrà consumata nella vita reale dal lettore,
poco approfondito e confuso come le sintesi in genere. Troppo facile
citare "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury.
e' ovvio che se volete
qualcosa di praghese e
genuino dovete mordere a caso : tutto Franz
Kafka - sto
leggendo i "Quaderni in ottavo" ed. Se - "Il buon soldato Sc'veik" di
Jaroslav Hasek, "Praga magica" di Angelo Maria Ripellino e magari una
guida "oro" del Touring Club Italia per un'anteprima turistica. Magari
una pinta di Staropramen .
Un'altra
deleteria tendenza - per il lettore incauto - è quella
delle localizzazioni prezzolate. Il caso che riguarda la mia
città è "Il broker" di John Grisham, che ha ricevuto
benefit e - forse - contanti dall'amministrazione Guazzaloca per
ambientare a Bologna una parte del suo romanzo.
Non è un'illazione : un assessore della precedente giunta
cittadina - di destra - ha candidamente ammesso che il soggiorno
bolognese dello scrittore americano di best-sellers è stato
"agevolato", e v'è stato un bisticcio con la sinistra per il
riconoscimento della paternità dell'iniziativa.
Un rimedio a tutto questo sbiadito scenario - magari fosse nebbia della
"bassa" - è il ritorno ad una scrittura verace. Sosteniamo una
letteratura delle sensazioni vere - sottocutanee e inguinali - che come
punti di riferimento abbia il background dell'autore ! Fatto di
frammenti di musica e immagini, chiacchere con gli amici senza il
capolinea e caffè dimenticati sul fornello (il minimalismo
è un'ottima base per strutturare un racconto). Scriviamo della
terra che calpestiamo : non voglio credere che il mondo sia abitato da
una maggioranza di "bucce" che non cerca niente sotto il vestito e
s'accontenta del bagliore sfumato di un sorriso plastico !
[ il Bufalo
]
1 "Elegante" ricorre con una frequenza
fastidiosa nelle recensioni "di regime" che ho trovato nel web in una
breve ricerca dopo la scrittura di questa "recensione impossibile",
riscontrando alcune piccole conferme alle mie parole.
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2005
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