lunedì 28 novembre 2005

E' iniziato il secondo atto mediatico del serial "Il mostro di Cogne" in cui è alla sbarra del tribunale di Torino una giovane madre bolognese dal cervello troppo fragile che, ossessionata da fittizie malattie del primogenito, decise di finire le sofferenze immaginate uccidendolo (questo dice la sentenza di primo grado). La televisione italiana mostra i propri limiti dopo avere efficacemente analizzato l'omicidio del piccolo Samuele (con interviste ai paesani, riproduzioni della villetta in stile-Barbie, le perizie varie) e non è un'attenuante l'essere stata tenuta fuori dall'aula secondo il volere del giudice : se le videocamere fossero state presenti, i telegiornali di regime avrebbero comunque diffuso brevi e selezionate immagini per l'ipocrita rispetto dei parenti e del pubblico domestico. Questo accade in quanto il mezzo televisivo in questo paese non ha ancòra avuto il coraggio di essere davvero esaustivo e compiuto nella sua missione totalitaria - come avviene negli States - e lascia volutamente "zone d'ombra da riempire" al popolino che non è entrato nell'aula perchè i biglietti erano finiti ma il proprio processo l'ha già chiacchierato e concluso. Gente che è felice complice del proprio aguzzino. Preferirei vedere manifestazioni "liberatorie" come gli scimmiottamenti di Lynndie England (anche se non condivido, leggete "Uomo bianco e uomo nero") al posto del cicaleccio untuoso, ma nell'ultimo Halloween non ho visto ragazze more vestite di pigiama finto-insanguinato e dotate di cicciobello con la testa a pezzi.
[ il mastino ]

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"Giustizia vo' cercando" di Judge Dredd
Il processo d'appello
Paolo Crepet