Manganello nello spazio (2)
Chi scrive non ha una grossa opinione di
questo paese (eufemismo) ma non si era mai accorto di vivere a Cuba, e
non nella seconda repubblichetta italiana.
Perchè con l'atto
gravissimo di
venerdì 12 ottobre - passato ovviamente in sordina sui mezzi
d'informazione totalitari (a
flusso univoco) - di fatto il governo Prodi ha manifestato la chiara
intenzione di mettere la museruola a chi scrive e diffonde la libera
informazione sul web.
Qui potete leggere l'interpretazione
razionale di Puntoinformatico.it, e questo è invece lo sferzante
commento al fattaccio, scritto da Beppe Grillo :
"La legge Levi-Prodi prevede che chiunque
abbia un blog o un sito debba
registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle
Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa
informazione senza fini di lucro. I blog nascono ogni secondo, chiunque
può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri,
pubblicare foto e video. L’iter proposto da Levi limita, di fatto,
l’accesso alla Rete. Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per
creare un blog ? La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o
un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un
giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99%
chiuderebbe. Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge
Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su
contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice
penale. In pratica galera quasi sicura.", dal post "La
legge Levi-Prodi e la fine della Rete"
E' un tentativo di colpo di
stato "spaghetti" con i portaborse e i pigia-bottoni che
stanno già correndo a disconoscere (parzialmente) la legge
ch'essi stessi hanno scritto e votato.
Avevano già cercato di bastonare
Google Video e YouTube sfruttando cinicamente il
penoso caso di un handicappato picchiato dai compagni di classe, e poi hanno tentato di mettere il bastone tra
le ruote al movimento dei bloggers con la tassa sulle rassegne-stampa : questa classe dirigente
è capace di fare anche questo, al peggio non v'è mai
limite.
In queste scenette tragicomiche di una commedia all'italiana scadente e
basata tutta sugli equivoci ma con poca carne al fuoco (culi, tette ...
almeno avremmo soddisfatto la vista) non è mai ben chiaro se :
1) tali provvedimenti raffazzonati e fascisti - nel proprio significato
politico e operativo di controllo centralizzato e "blindato"
dell'opinione pubblica, con l'iscrizione obbligatoria all'ennesimo
registro pubblico e la galera e/o sanzioni salatissime per chi sgarra
un aggettivo - vengano messi all'ordine del giorno del
consiglio dei ministri e passino all'unanimità per l'ignoranza
dei suddetti pigia-bottoni "di lusso", comunque per colpevole negligenza;
2) oppure vengano approvati coscientemente, per malafede e volontà persecutoria
della libertà d'opinione in questo pietoso paese.
Io protendo per la seconda ipotesi, anche se - alla Michael Moore - mi
piacerebbe piazzarmi con una videocamera fuori dall'emiciclo e chiedere
a tutti i politicanti che incontro : "Ma lei lo sa che cos'è
stato votato venerdì 12 ottobre ?".
L'editoria dei
soliti "amici"
Ricardo Franco
Levi ,
sotto-segretario di Romano Prodi e responsabile della stesura del
disegno di legge, ha gettato
acqua sul fuoco dicendo che :
"Con il provvedimento che tra pochi
giorni inizierà il suo cammino in Parlamento non intendiamo in
alcun
modo tappare la bocca a internet, provocare ‘la fine della
Rete’. Non ne abbiamo il potere e, soprattutto, non ne abbiamo
l’intenzione. Cio’ che ci proponiamo e’ semplicemente di promuovere la
riforma di un settore, quello, per l’appunto dell’editoria, a sostegno
del quale lo Stato spende somme importanti, che è regolato da
norme
che si sono succedute in modo disordinato nel corso degli anni e che
corrispondono ormai con grande fatica ad una realtà
profondamente
cambiata sotto la spinta delle innovazioni della tecnologia", da
Panorama.it .
E io leggo : lo stato vuole riversare
soldi ai propri amici anche nella
Rete.
L'editoria riceve ingenti somme statali e
vuole difendere il feudo con
la spada - sull'argomento leggete l'illuminante articolo di Sara Nicoli
in Altrenotizie.org -
sprezzante gli "effetti collaterali" di questa guerra ch'è
appena iniziata, adesso è il turno della discussione in
parlamento.
Al
contempo ritengo che vi siano anche altri interessi in movimento, ad
esempio quelli dell'industria della cultura ch'è seriamente
preoccupata
per l'importanza che sta acquistando il web nella diffusione pubblica
delle opere - letterarie, musicali, grafiche, video - e non sto
scrivendo necessariamente dell'effrazione al diritto d'autore - cui
sono
contrario - ma ad esempio della strada aperta dal gruppo "pro" degli Radiohead
con lo
scarico in stile shareware dell'ultimo album "In
Rainbows" per il
quale l'utente può versare una cifra di denaro a suo piacimento.
Più in generale, è interesse dell'industria la
"squadratura brusca" della Rete, con la limitazione dei soggetti
"indipendenti" attraverso l'assoggettamento alle tassazioni vigenti
: punire coloro che realizzano prodotti con piccoli budget
e poi li distribuiscono gratuiti o con bassi proventi di ritorno.
Non possiamo assolvere questa classe politica : è una vergogna.
E io mi chiedo come possiamo chiamarlo ancòra centro-sinistra,
quando è palesemente spostato verso il centro retrivo e
conservatore. La vera "destra" italiana.
Un governo di gente che sembra impreparata ad affrontare le
problematiche di una società occidentale nell’anno 2007, per
cultura ed anagrafe, ma in realtà sa benissimo dove menare il
manganello della legge.
Il centro-sinistra ha patito un’erosione piccola ma significativa da
parte di Grillo e del suo blog, adesso vogliono "prevenire".
Quest’esecutivo
è un’offesa per i compagni che si sono battuti
per i diritti dei cittadini e dei lavoratori nei decenni passati,
bisogna boicottarlo.
Una lucida analisi di cosa sia stata la "partecipazione" e cosa
potrebbe essere nei giorni che viviamo viene fatta da Miro
nell'articolo "Lotta di
cluster e tortellini" .
Cari "compagni" (rifondisti e comunisti italiani) che siete incollati
col vinavil alle poltrone che contano, non avete ancòra mangiato
abbastanza per poter mandare affanculo quest'indecente governo ?
Emulate i vostri colleghi che lavorano a Bologna, almeno salvereste la
faccia : nella Grassa c'è stato un bell'abbraccio con "baci in
bocca" tra il sindaco Cofferati e la destra locale, qualcuno
però ha avuto la dignità di alzarsi e "sbattere la porta".
Firmiamo la petizione
I putridi intendimenti del "consigliere speciale" che nessun elettore
ha votato potrebbero anche andare a segno perchè la
comunità di internet è un'élite - non siamo in
Nord-Europa, l'ho già scritto - ed è qui
che Beppe
Grillo
ha sbagliato e di grosso : non insistere sulla piazza, luogo "reale" ed
accessibile a tutti, anche alle generazioni troppo avanti d'età
per avere dimestichezza con tastiera e mouse o rincoglionite da Rai e
Mediaset, dove sarebbe stato
possibile aggregare tanti italiani tagliati fuori dal digital divide
e/o dalla disinformazione di massa operata furbescamente da carta
stampata e televisioni.
Quello dell'accerchiamento non è una psicosi ma un rischio reale
: stiamo tutti molto attenti, che i nostri diritti vanno difesi ogni
giorno. E intanto firmiamo
la petizione.
"No internet-tax", petizione in Firmiamo.it
"No alla legge Levi-Prodi", petizione in
Petitiononline.com
COPYRIGHT
2007
ERAVAMOTREAMICIALPUB.IT
|
"Considerando
gli standard del G8, l’Italia è un Paese strano. Per farla
semplice, è una nazione di legislatori ottuagenari eletti da
settantenni, i pensionati. Tutti gli altri non contano."
the Times [ link
]
Ancòra confusione ...
(Levi-Prodi, parte seconda)
Ieri il settantenne Ricardo Franco
Levi - detto
"Ricky" dagli amici - ha fatto una parziale marcia indietro sul
decreto-legge, dopo il casino ch'è scoppiato nella Rete.
Ma all'italiana, ovvero avvitandosi sul problema, complicandone in modo
ancòra più sottile l'interpretazione : era davvero
difficile, ma lui c'è riuscito (d'altronde, è pur sempre
il genitore del "mostro").
Il vegliardo "genio della lampada" ha dichiarato di volere aggiungere
una riga all'articolo n. 7 del famigerato ddl, ovvero :
"Sono esclusi dall'obbligo di iscrizione
al Roc i
soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con
prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo, che non
costituiscono un'organizzazione imprenditoriale del lavoro", da Zeusnews.it
.
Bravo Ricky.
E scusami se ti do del "tu" anche se non ci siamo mai conosciuti di
persona, ma ad un certo punto della tua vita hai deciso di ingombrare
la mia e di farti i cazzi miei, quindi mi arrogo questo tipo di
familiarità che peraltro tu m'hai imposto.
Adesso spiegami cazzo significa "che non costituiscono un'organizzazione
imprenditoriale del lavoro", è una definizione piuttosto vaga
che lascia spazio a legittimi dubbi di varia natura.
Perchè non si riferisce allo status
del proprietario del dominio - industrie di vario tipo, case editrici, centri
commerciali, studi professionali o altro soggetto già provvisto
di partita I.V.A. - ma genericamente al software in rete : quali
saranno i requisiti minimi di tale software perchè il
proprietario venga automaticamente identificato come "imprenditore
della rete", obbligato all'iscrizione al R.O.C. e magari a varie forme
di tassazione ?
Se il gestore del sito o del blog
incassa qualche soldo ?
Molti soggetti che operano nel web non si
sentono affatto tutelati, e
neppure il webmaster di questo
sito che state leggendo e che per editarlo non percepisce 1
euro.
E se
domani volesse vendere raccolte di storie o romanzi suoi e dei
suoi collaboratori, in forma cartacea attraverso Lulu.com - come
diversi bloggers già fanno - per la soddisfazione di diffondere
le proprie opere e non per il guadagno pecuniario risibile ? Questo
sito diventerebbe - se non lo fosse già, essendo diverso da un
semplice blog - "un'organizzazione imprenditoriale del
lavoro" ?
E se volesse vendere t-shirt con foto e disegni suoi e dei
collaboratori, tazze per il caffè e altro merchandising minimo ?
Le
fotografie stampate in formato-poster e incorniciate ?
Chi alloggia i banner commerciali Google
AdSense - o simili
- verrà considerato "organizzatore d'impresa" in quanto
percepirà un compenso (risibile) ?
E chi metterà il banner della macelleria di un amico, magari
solo per amicizia e senza percepire compenso alcuno ?
Saranno
esentati solo i piccoli blog ?
Verranno intesi come "personali" solo quei siti, blog e
forum che discorreranno esclusivamente
delle faccende private del gestore e dei suoi amici, mentre verranno
tartassati quei luoghi informatici in cui si fa libera informazione e
si discute di tutto ?
Il numero delle visite quotidiane verrà preso in considerazione
come
parametro significativo per distinguere i siti "personali" da quelli
tassabili, ovvero vogliono colpire i bersagli medio-grossi ?
Fare i propri siti con
professionalità equivarrà a un
"castigo" ? Non mi sorprenderei : dopo quasi 15 anni da lavoratore autonomo
so
benissimo che in italia viene bastonato chi è onesto e fa bene
il proprio lavoro, a meno che non sia dotato di una spiccata "malizia"
e/o abbia coperture "particolari".
L'impressione persistente è che
vogliono comunque imbavagliare
Grillo, e se ne fregano dei tanti "danni collaterali" che produrranno
nella Rete. Con efficace metafora, la si può
definire "pesca
a strascico" :
m'interessa prendere il "pesce gorsso" e chissenefrega dei piccoli ci
finisconi dentro.
Anzi, questi vanno oltre e pensano : se nella trappola cadono un
migliaio di sfigati è pure meglio, così la smettono di
rompere i coglioni.
La
burocrazia vuole allungare la propria sudicia, lunga mano deforme
sull'unico aspetto della vita pubblica italiana ch'era rimasto libero
nelle idee e detassato, minacciando le opinioni con la legge vigente
sul reato di diffamazione e cominciando a fare pagare bolli pure nella
blogosfera.
In parole povere, dissuadendo le
attività on-line con il
reticolo
estenuante delle pratiche, un "lavoro ai fianchi" che i burocrati del
pubblico impiego eseguono quotidianamente su tutti gli
altri fronti della vita "civile" e pertanto sono già bene
allenàti : fanno il loro lavoro senza "colpa", cioè
applicare leggi
obsolete nel significato e nelle modalità di esecuzione,
bizantine
nella forma.
Soluzioni
pratiche
Adesso voglio ipotizzare che la legge
venga approvata nella versione
più restrittiva.
Per la registrazione di un dominio
sostitutivo si potrebbe fare come Franco Carlini, che per il suo Totem chiese ospitalità
alle isole Tonga "in tempi non sospetti".
Poi
dovremmo allocare il sito in un server tutelato da una legislazione
liberale; il proprietario del blog Svanity - ottimo
sito d'informazione - ci ha
pensato "in tempi non sospetti", e nelle informazioni del sito è
possibile leggere :
"Il server di Svanityblog su cui è
pubblicato ed ospitato il
nostro sito è ubicato negli Stati Uniti d' America, e pertanto
sotto la giurisdizione territoriale americana, unica Autorità
competente.
Il responsabile del sito-blog Svanityblog dichiara che le
immagini e i testi contenuti in questo blog sono tutelati e protetti
dal 1° emandamento della Legge USA, per competenza territoriale
derivante dallo Stato in cui viene pubblicato elettronicamente."
Queste
misure che ho elencato per gioco potrebbero non bastare, se
inquadreranno le attività on-line come fonti di reddito e quindi
saremo
tenuti a pagare i minimali fiscali.
A questo punto non ci
rimarrebbe che emigrare
fisicamente da questo paese di teste vecchie e furbe, verso un paese
più moderno e civile.
COPYRIGHT
2007
ERAVAMOTREAMICIALPUB.IT
|
Ricorsi storici
"Ciao a
tutta la ciurma.
Se in questi giorni avete navigato un po’ per internet, avrete di certo
notato che da più parti si parla della censura che sarebbe in
atto verso moltissimi siti per via di una nuova legge (la n.62 del
2001).
Non starò qui a dirvi cosa penso di questa legge, approvata
nelle varie sedi da tutte le parti politiche (a dimostrazione che in
fondo siamo governati da idioti), ma vi dico in sintesi che il problema
di fondo é semplicemente questo : i siti che presentano
aggiornamenti più o meno periodici sono considerati come dei
giornali cartacei, che richiedono iscrizione presso il tribunale, un
direttore responsabile iscritto all’ ordine, e varie tasse da pagare a
questo e a quello. Se non si é regola con tutto ciò si
rischiano multe da Lit. 200.000 a due anni di galera.
Si potrebbe pensare anche che in molti casi riservare ai giornalisti
che lavorano per riviste informatiche la stessa garanzia per i colleghi
cartacei sia cosa giusta, se non fosse per il fatto che sotto la
mannaia di questa legge ricadono anche siti e riviste che seppure ben
fatte, sono sempre amatoriali, e vi ricadono anche siti personali come
i siti E/N.
C’é chi dice che i siti amatoriali non sono inclusi tra quelli
da sottoporre alla legge, però non ci sono chiarimenti al
riguardo. Insomma siamo in presenza di una tipica legge italiana
(cioè incomprensibile) che rischia o di diventare lettera morta
o di far chiudere molti siti.
Per farvi un quadro più preciso di questa incasinata situazione,
ho deciso di riportare un elenco di link utili segnalati da uno dei
moderatori del forum di HTML.it, Francesco Caccavella.
Tuttavia, ci tengo a sottolineare già da ora che anche questo
sito supporta la campagna promossa da Punto Informatico contro la legge
n.62/2001 . Non so se effettivamente questa legge avrà le
conseguenze negative che si prospettano (sono in realtà molto
dubbioso), tuttavia credo che sia meglio tenere alta la guardia,
perciò chiedo anche a voi di firmare la petizione contro la
legge-censura, visto anche che una prima “vittima” eccellente
c’è già stata (anche se si é già ripresa),
ovvero ZioBudda. Fate clic sul banner che vedete di seguito."
dal blog di Capitano Uncino [ link
]
Era il 7 aprile 2001 (più di SEI
anni fa) quando scrivevo queste parole su queste pagine. Sono parole
che mi sono tornate in mente in questo periodo in seguito al clamore
sollevato dal ddl Levi-Prodi, che richiederebbe la registrazione di
vari siti internet al ROC.
Il buon Bufalo70, in questo commento
, dice che
il sottoscritto “guarda
… all’orizzonte“, e questo anche perché in precedenza avevo
sostenuto come io non fossi al momento preoccupato da questo ddl
proposto dal governo.
Ecco, la verità non è che io guardo all’orizzonte. Anzi,
non ci sarebbe definizione più lontana di me che non questa,
dato che il sottoscritto è invece uno che si guarda sempre
indietro.
Conoscere da dove si viene, da dove si è partiti, è per
me cosa fondamentale. E importante lo è anche in questo caso.
Avete letto le parole dell’articolo di sei anni fa che vi ho quotato?
Ebbene, proprio quello che successe all’ epoca mi fa pensare che il ddl
proposto in questi giorni si risolverà, rispetto ai timori di
molti, in un gran polverone.
All’epoca le cose erano anche più gravi di adesso, perché
si parlava di una legge, già approvata ed in procinto di essere
pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, mentre qui si parla di un disegno
di legge proposto, che quindi ne deve fare ancora di strada prima di
diventare legge.
Senza contare che all’epoca si parlava di un calderone ancora
più grande, perché si parlava di siti che presentavano
aggiornamenti, con una definizione pertanto così generale ed
ampia da farci ricadere di dentro di tutto (cosa che non dovrebbe
stupire a chi ricorda il web di allora, visto che nel 2001 erano in
pochi a conoscere i blog).
Il footer di questo sito (quel paragrafo cioè che leggete in
fondo ad ogni pagina) nacque proprio allora, così come frasi
simili comparvero su molti altri blog di allora. Era secondo me una
situazione molto più complessa e pericolosa di quanto non sia
oggi, eppure anche allora alla fine fu più che altro un
polverone che si ridusse senza che alcun sito personale fosse colpito
(e ci sarebbe mancato pure).
Ora, se alla fine dei conti non accadde in pratica nulla allora che
avevamo già una legge approvata in via di pubblicazione,
perché dovrei pensare che sia più grave oggi che siamo
solo a livello di disegno di legge, che prima di diventare legge
effettiva, dovrà passare dalle Camere? Già sarà un
miracolo se questa legislatura non finisce nei prossimi mesi…
Non dico di non tenere alta la guardia, quello no. Dico solo che non
sono certo per il vittimismo e il fasciarsi la testa prima di esserla
rotta, come invece ho letto da moltissime parti in queste settimane.
Forse alla fine è vero che questo è un po’ come guardare
all’orizzonte, ma è un guardare all’orizzonte consapevoli da
dove si è partiti.
(qui i commenti in
"Capitano Uncino")
COPYRIGHT
2007
ERAVAMOTREAMICIALPUB.IT
|
|
|
Link
|
"Il Governo vara la Internet Tax", di
Paolo De Andreis in Puntoinformatico.it
|
Il
testo del DDL detto "internet tax o "legge Levi-Prodi", in formato .pdf
|
Ricardo Franco Levi - scheda in wikipedia
|
Romano Prodi - scheda in wikipedia
|

|
"La legge Levi-Prodi e la fine della Rete"
in Beppegrillo.it
|
"La Cina è vicina con la legge
Levi-Prodi"
in Beppegrillo.it
|
"Caso mai servissero conferme che i
governanti non capiscono niente di internet", di Paolo Attivissimo
|
"Il governo indietreggia e chiarisce il senso del disegno di
legge, ma ormai il danno è fatto", di Paolo Attivissimo
|
"Ddl editoria, Gentiloni ammette : un errore la registrazione dei siti",
in Repubblica.it
|
"Levi : ddl
? Per i blog nessuna registrazione", in Quotidiano.net
|

|
"L'inchiesta di Report sul quotidiano Libero ed i trucchetti sui
finanziamenti pubblici per l'editoria", in Svanity blog
|
"La casta dei giornali" di Sara Nicoli in
Altrenotizie.org
|

|
Radiohead.it - "In Rainbows" download ad
offerta libera
|
Petizioni on-line
|
"No internet-tax", petizione in Firmiamo.it
|
"No alla legge Levi-Prodi", petizione in
Petitiononline.com
|

|
SULLA LIBERTA' E ALTRE
COSE
post
Sulla
libertà, che manca sempre più, ma soprattutto che viene
negata, in
forma particolarmente grave alle giovani menti, quelle che dovrebbero
iniziare ad orientarsi e purtroppo non avranno più modo di poter
sfruttare uno strumento come internet.
Sulla coerenza, perché non si può negare la
libertà e spacciarsi per un
paese democratico, perché non si può fare il bello e il
brutto tempo
solo perché siamo succubi di un sistema che finge di dare
l'opportunità
di eleggere e in realtà è uno strumento nella abili mani
di pochi.
Sulla parola, che accompagnata da una buona mente come sempre si
è
mostrata l'arma più potente, la più temuta quella che
ancora una volta
vuole essere negata. [ ... ]
[ Shoruel ]
|
"Libertà - parte seconda", di
Shoruel
|
 |
QUANDO PARLANO DI
INTERNET ...
post
Io non è che vorrei sempre parlare male della politica.
Che potrei poi sembrare uno di quelli “fa tutto schifo” “rubano tutti”
“piove governo ladro“.
Oggi per esempio volevo dire bene della campagna “Pane amore e
sanità” del ministero della salute.
E’ per capirci quella campagna in tutte le stazioni e giornali con una
bella modella infermiera che festeggia i 30 del servizio sanitario
nazionale. E’ una campagna che propone un’immagine positiva della
nostra sanità, una sanità tutto sommato all’avanguardia,
e per tutti,
nonostante avvengano ancora accadano episodi di malasanità.
Ciò detto però, non si può non parlare male della
politica quando
questa, che a stento sa usare il cellulare, si mette a parlare, e
decidere, su Internet.
Le notizie a riguardo, tutte pessime, sono tre.
1. La prima è quella del ministro Fioroni. Che fa il duro a
scuola,
dice che per una materia sola si verrà bocciati (a me la cosa
non
convince) e che va anche oltre quando parlando delle rete, riesce a
definirsi un “giurassico di Internet“. Ora, visto che viviamo nella
società della conoscenza plasmata dalla rete, a me questa sua
lacuna
appare molto grave, quindi troverei più che giusta una bella
bocciatura
del nostro caro ministro, se questo non si mette sullo schermo a
sgobbare e non recupera subito questa materia.
2. Poi c’è la storia inquietante di una nuova legislazione
sull’editoria che potrebbe prevedere un’idiozia del genere:
“Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede
all’orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste.
Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di
diffamazione”.
Se passa una cosa del genere io sono pronto ad incatenarmi sotto
palazzo Chigi.
3. E poi, last but not the least,
c’è la storia del portale Italia.it di cui avevo già
parlato. E’ un
portale che avrebbe dovuto promuovere il turismo italiano nel mondo e
che già costato 45 MILIONI DI EURO. Con questa montagna di soldi
(ma
come DIAVOLO è possibile?) sono riusciti a fare un prodotto
tanto
scadente che nessuno se lo fila.
Ora Rutelli dice che se continua così
tanto vale chiuderlo, il portale.
Strano però che questo non sia
decollato, l’imbarazzante annuncio “in inglese” del vicepremier Rutelli
faceva proprio venire voglia di metterselo come homepage.
Questo, miei cari, è quanto ci tocca. Credo però, che
meriteremmo di più.
[ Mello ]
|
"Blog : non ci avrete mai (come ci volete
voi)", di Mello
|

|
GIU' LE MANI DA INTERNET.
IL VIRUS DELLA MALAINFORMAZIONE.
dai
commenti al post
Secondo me, l’obiettivo della legge non sono i blog.
Fondamentalmente non ne capiscono neanche la portata dirompente.
L’aspetto più importante è la gestione dei contributi
all’editoria, ovvero il sistema di erogazione di fondi pubblici agli
editori privati per tenere in vita cadaveri come il foglio di Ferrara e
tante gazzette e gazzettine inutili.
L’attenzione ad internet mira essenzialmente a questo e lo scopo della
legge è chiarissimo leggendo l’intero provvedimento: consentire
a chi svolge attività editoriale ANCHE su internet, di accedere
ai finanziamenti alla stampa.
Credo sia un fenomeno evidente che i lettori dei tradizionali
quotidiani cartacei si stiano spostando su un consumo online, mettendo
a rischio l’entità dei contributi che sono basati, guarda un
po’, anche sul numero di lettori e di copie tirate.
Di copie tirate su internet non ha senso parlare e quindi occorre fare
presto a riportare i lettori in transito verso la rete, nella base
d’erogazione.
Altrimenti, niente contributi.
I blog ci sono capitati per caso, per una svista di qualche funzionario
piuttosto miope e abituato a lavorare usando il pc come luce di
cortesia, piuttosto che come strumento di attività.
Per questo non mi preoccupo e non mi arrabbio.
[ Stratex ]
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"Giù le mani da internet : il virus
della malainformazione (2)", di Stratex
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