Salvi
al campo-base
Ce
l'hanno fatta ...
Walter Nones (trentino di Cavalese) e Simon Kehrer (ladino di San
Vigilio di Marebbe) sono stati recuperati da un elicottero in un
pianoro ghiacciato a 5.700 metri di altezza dopo avere scalato la
parete Rakhiot del Nanga Parbat fino alla deviazione per la via Buhl
(dal nome del primo scalatore che conquistò la vetta, senza
ossigeno nè attrezzi per il bivacco).
Dopo averne realizzato l'ennesimo "sogno", lasciano in un crepaccio
troppo profondo per il recupero l'amico gardenese e capo-cordata Karl
Unterkircher (cadutovi martedì scorso) : ma la sua morte non
è una tragedia.
Chi fa alpinismo a questi livelli assoluti - per taluni "estremo" - non
pratica sport ma abbraccia una vera e propria religione in totale
unione con la roccia ed il ghiaccio, tocca luoghi ancòra non
calpestati dall'Uomo e assapora vedute di paesaggi inediti in cui la
Terra sembra giocare col Cielo.
Guardate le foto di queste splendide
gallerie fotografiche - 1 e 2
- e vedrete una faccia pulita e tranquilla
- viene da dire "ma io lo conosco", tanto è "confidenziale" -
eppure capace della determinazione necessaria per scalare tutti gli
ottomila e nuove imprese come aprire strade su pareti inviolate.
Uomini come lui stanno male quando camminano come noi "comuni mortali"
e vivono febbrilmente l'attesa per una nuova ascensione : studiando la
morfologia ed il clima dei luoghi con tutti gli strumenti della
tecnologia e l'intelligenza/esperienza umana a loro disposizione.
Ma la massa dell'uomo è relativamente così piccola, di
fronte alla vastità della montagna ...
...
ed anche lui.
Karl non è sconfitto, come tutti coloro che coerentemente
camminano sul sentiero dei propri sogni ... resta da vedere se il suo
spirito dimorerà sul Nanga Parbat o si reincarnerà
ancòra in un alpinista ...
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2008
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