Post del 16 - 12- 2007

dal blog Psiche

Su Antonella Anedda

"Dal balcone del corpo" (poesie)

La pazzia si è compiuta.

H 22.48 circa.

Ho sfiorato pagine sino ad innamorarmene. Assolutismo e totalità richiede l’amore. Ho incrociato un testo non acquistato per me, l’ho aperto ma non era per me, sulla prima pagina una dedica ma non per me.
Eppure convulsa la mia lettura ha avuto la meglio sul sonno e la ragione.

H 01.18.

Ho riposto le pagine d’ombra dell’Anedda e la strana magia che vi fiorisce dentro.
E’ un cadere in un tunnel , dove fioca la luce appare e scompare. C’è una corporeità  che si oppone alla caducità delle cose. Ore d’overdose poetica, leggendo.

Le mie.

Un lume sul comodino, acceso, ed una famelica ossessiva voglia di spogliare le parole. Giungere al nocciolo. Pare di ascoltare la voce dell’autrice: vita, morte, amore vestito di vita e di morte.
Affacciarsi al balcone per mirare l’anima delle cose attorno fuori di noi, con occhi diversi. Cose uguali ed occhi diversi.
“Quando ci siamo abituati a vedere?”
Forse noi non vediamo, guardiamo soltanto.
Ho visto, ho sentito il suono profondo del dire di un’anima che oscilla tra i versi sciolti di un versificare nuovo, personale, dolente eppure non arrendevole. Poesia che ti lega le braccia, le gambe, ti impedisce di allontanarti dalla cose viste e vissute.
La storia di un pezzo di vita, o di tutta una vita. Riposta, malamente nascosta, come in armadio semiaperto.
E’ stracciare la quotidianità per te che leggi e vai via, che rubi e vai via, che fai tua ogni pagina e resti, facendone mattone del tuo passo.
C’è il profumo-come per un buon vino di un bouquet sapido, secco, narrativo. Il dolore è la chiave che brucia, che macchia, eppure è pietra di volta che pesa, spezza, frammenta ma ricongiunge.
Una sospensione disincantata  del mondo, a tratti mistica diviene, come  spiegazione di chi spingendosi oltre il varco porta  nel suo dolore il significato più profondo del mondo.
Non è il crogiolo di voci là fuori a delineare la pelle e i confini di un uomo o di una donna, siamo noi ad alimentare i nostri confini sbirciando e scrutando il mistero dell’esistenza affacciati dal balcone del corpo.


Irene

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Scheda biografica e poesie in Italian-poetry.org

"La poesia più bella gorgheggia in silenzio" - intervista in Niederngasse n. 16
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"Terza persona" - citazione nel blog Intuttisensi, di Simona Vinci







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