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Accade che ...
(intervista a Studio Aperto)
Sul
servizio andato in onda il primo febbraio
A volte accade. Ti svegli la mattina e ti dici che qualcosa deve
cambiare, o almeno ci provi.
Prendi carta e penna (o computer e tastiera) il cuore in mano,
miscelato ad un po' di ironia (guai a prendersi troppo sul serio) e fai
quello che ami.
Scrivi.
Si scrive per passione, per far poesia, per comunicare, per rabbia, per
denunciare qualcosa che proprio non ti va giù.
"Bamboccioni" li chiamano.
Hanno 25 - 27 anni, non lavoranti, o lavoratori precari, laureati.
Una categoria da call center per intenderci, sempre in bilico tra
speranze e attese, con tra le mani mille cv (curriculum vitae) da
spedire.
Restringiamo il campo ora, veniamo a me : 27 anni una laurea, cento
passioni, scrittura, fotografia, l'arte e volontà di fare.
Scrivo allora, con la speranza che la mia voce trovi una qualche
risposta.
Scrivo con rabbia, sarcasmo e piedi per terra.
Tempestiva la risposta.
Una voce gentile al telefono, da studio aperto, Milano, mi chiama.
Sabrina Pieragostini dalla redazione mi anticipa un probabile servizio,
rimasta colpita dalla mia lettera amaramente ironica.
Quello che verrà dopo sarà veloce e adrenalinico per me.
Dalla redazione di Bari giungerà in mattinata a Collepasso,
Rossella Grandolfo, simpaticissima giornalista alla quale spiego i
motivi della mia lettera, i miei sogni, le mie speranze future, quasi
una sorta di confessione, libera ed informale, il sunto
diventerà un servizio andato in onda all'ora di pranzo su Italia
Uno.
La mia voce ha trovato risposta, ma quante le voci ancora, le storie,
le situazioni critiche di miei coetanei, "costretti" a lasciare il
piede dall'acceleratore di fronte ad una realtà "tosta" e con
poche vie possibili.
Ora oltre la risposta c'è da trovare un lavoro "vero". E la
strada sarà in salita.
I "bamboccioni" come me, però non pretendono regali, ma solo
possibilità reali, ed una sola regola vale su tutte : mai
arrendersi.
Io,
bambocciona e borderline
La prima intervista è quella montata per l'edizione del
mezzogiorno del telegiornale "Studio Aperto" il primo febbraio, la
seconda è l'intervista integrale andata in onda nel serale che
completa quella della mattina.
Da ragazzina delegavo ai grandi colpe e meriti. Ora che sono cresciuta
anche io faccio parte degli adulti, sono una "giovane adulta" che deve
metterci del suo. Certo chi di dovere dovrebbe porgere l'orecchio
più alle necessità e meno alle filosofie che rimangono
solo su carta.
All'inizio credevo d'essere io in fondo quella sbagliata, invece mi
accorgo che la situazione è ben più grave : la mia laurea
mi ha regalato sì spessore e identità, ma poche
possibilità lavorativa.
Non c'è spazio per i giovani.
I "vecchi" sono arroccati nei loro castelli e non consentono equilibrio.
La mia formazione ed i miei cv andranno ad incrementare la spazzatura
fuori dalle agenzie e dalle aziende, e potrebbe darsi che prima di
mettere su famiglia avrò già superato i trenta
abbondantemente.
Esperienze pseudo lavorative mi hanno delusa. C'è in giro gente
che ci marcia sulla categoria dei giovani laureati disoccupati
disperati.
Ed io ho paura, di incattivirmi pure io e di diventare come quelli che
detesto, quelli dei compromessi, delle raccomandazioni. Li vedi ovunque
e li trovi ovunque quelli del "basterebbe una spinta, ed io posso
presentarti ad un caro amico se vuoi ...".
Ma non va così. Non deve andare così. Non vogliamo un
regalo, solo un'opportunità.
In fondo sono solo una voce, ma non una voce sola.
Spero davvero con il mio gesto di aver contribuito a sensibilizzare
l'opinione pubblica riguardo - ahinoi - lo "sconcertante" fenomeno dei
"bamboccioni".
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Insegnamenti

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2008 PV64
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La lotta di noi
giovani ai dinosauri
Articolo
sulla Gazzetta del
Mezzogiorno del 23 marzo
Sa, io sono una voce soltanto, una leggera chimera probabilmente
destinata ad estinguersi con la prima alba di domani. Ma inascoltata,
bazzico il litorale delle mille possibilità che vorrei avere, o
che altri credono che io, o il target di quelli come me abbiano.
Non accade. Benchè si faccia facile moralismo dinnanzi ai
problemi dei giovani (il lavoro appunto) poi i grandi fanno muro,
quando qualcuno tra i piccoli cerca la sua strada.
Non è giusto. Non è giusto che dopo una vita passata con
la faccia spalmata sui libri e con le mani piene di mere formali - a
questo punto - pergamene di diploma e poi di laurea, si inciampi
sui gradini della strada là fuori, appena il piede spia e posa
la sua ombra oltre la soglia di casa.
Mentre scrivo sorseggio un succo di frutta, che almeno un pò di
dolcezza me la lasci tra le labbra, e ne ingurgito tanto, tantissimo
perchè corrompa tutto l'amaro che mi porto in bocca. Non
c'è luce qui, tutto è spento, benchè i
superficiali affermino il contrario.
Sa, a 27 anni te lo senti addosso il peso del mondo, e vorresti fartelo
tuo, ed allora cominci. Ti rimbocchi le maniche, cominci a contattare a
chiedere ad informare la mente - ed il cuore - su come funzioni
l'argomento lavoro. E vai ... con i km di carta con su abilità,
dati personali, istruzione e per ultimo il righino famoso che autorizzi
il trattamento dei tuoi dati, come se a qualcuno importi.
A "qualcuno" importa altro, e viene richiesta spesso, se sei donna e
respirante piuttosto una bella foto intera, tanto perchè
valutino meglio la grandezza del tuo Q I.
Ma può andar anche peggio, ovvero ti trovi a lavorare per
"beneficenza", ma poi lo scopri alla fine, quando un giorno - forse
proprio quello in cui firmerai l'agognato contratto - il tuo datore si
accorge dopo innumerevole tempo che non vai bene.
Te ne andrai, non avrai nulla. Nulla. Ed invece del succo di frutta
(che ha un costo) di un pò d'acqua dovrai accontentarti per
mandar giù il rospo.
Ma domani sarà un giorno migliore !! Ma esiste un domani ? E se
io non avessi i miei probabilmente sarei finita sotto un ponte. Mi
chiedo : qual è il prezzo ? Cosa si deve fare per costruirsi un
futuro.
Ho tentato e non mi arrendo, ma in qualunque direzione io abbia voltato
gli occhi, sa che ho visto ? Solo facce furbe, pronte a darti la
mazzata e a sfruttarti all'osso, perchè oramai è risaputo
che essere "bamboccioni" è un modo per autorizzare chi
è dall'altra parte a marciare sulle tue disperazioni.
Sono stanca di essere presa in giro. Con tutta la carta spesa in CV
avrei rimboscato un ettaro di terreno brullo, come i miei occhi.
Non posso nemmeno sperare in una famiglia, come posso farlo io ? Io che
non ho neanche un lavoro che mi consenta di pareggiare i miei
conti con una serata pizza ed amici ogni morte di papa, come posso
pensare di costruire un domani e di avere dei figli ?
Sto diventando cattiva, poco incline all'altruismo. Potranno mai
cambiare le cose? In un paese in cui i giovani che dovrebbero essere la
risorsa e la ripartenza verso una realtà migliore, li fanno
sentire una palla al piede. Siete o siamo, un paese di arrivisti che
credono che basti avere il sole sul proprio pianerottolo per dire che
è primavera. Ma è inverno, la primavera è lontana,
ed il gelo scende e ferma le possibilità, i sogni, i desideri,
ma il tempo no, quello passa e non da tregua.
Un giorno noi diventeremo i "vecchi", gli stessi che ora non si
preoccupano di salvaguardare i "giovani". E su tutto il resto
farò una raccomandazione ai miei figli, se nulla sarà
cambiato nel frattempo. Gli dirò di andare via ... come nel film
di Giordana - "La meglio gioventù" - perchè "Italia
è un paese da distruggere, un posto bello e inutile, destinato a
morire".
Ma io non posso andarmene, nè io nè quelli come me.
Sarebbe perdere.
Noi abbiamo dei "dinosauri da distruggere".
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