Post del 06 - 02 - 2008

Accade che ... (intervista a Studio Aperto)

Sul servizio andato in onda il primo febbraio

A volte accade. Ti svegli la mattina e ti dici che qualcosa deve cambiare, o almeno ci provi.
Prendi carta e penna (o computer e tastiera) il cuore in mano, miscelato ad un po' di ironia (guai a prendersi troppo sul serio) e fai quello che ami.
Scrivi.
Si scrive per passione, per far poesia, per comunicare, per rabbia, per denunciare qualcosa che proprio non ti va giù.
"Bamboccioni" li chiamano.
Hanno 25 - 27 anni, non lavoranti, o lavoratori precari, laureati.
Una categoria da call center per intenderci, sempre in bilico tra speranze e attese, con tra le mani mille cv (curriculum vitae) da spedire.
Restringiamo il campo ora, veniamo a me : 27 anni una laurea, cento passioni, scrittura, fotografia, l'arte e volontà di fare. Scrivo allora, con la speranza che la mia voce trovi una qualche risposta.
Scrivo con rabbia, sarcasmo e piedi per terra.
Tempestiva la risposta.
Una voce gentile al telefono, da studio aperto, Milano, mi chiama. Sabrina Pieragostini dalla redazione mi anticipa un probabile servizio, rimasta colpita dalla mia lettera amaramente ironica.
Quello che verrà dopo sarà veloce e adrenalinico per me.
Dalla redazione di Bari giungerà in mattinata a Collepasso, Rossella Grandolfo, simpaticissima giornalista alla quale spiego i motivi della mia lettera, i miei sogni, le mie speranze future, quasi una sorta di confessione, libera ed informale, il sunto diventerà un servizio andato in onda all'ora di pranzo su Italia Uno.
La mia voce ha trovato risposta, ma quante le voci ancora, le storie, le situazioni critiche di miei coetanei, "costretti" a lasciare il piede dall'acceleratore di fronte ad una realtà "tosta" e con poche vie possibili.
Ora oltre la risposta c'è da trovare un lavoro "vero". E la strada sarà in salita.
I "bamboccioni" come me, però non pretendono regali, ma solo possibilità reali, ed una sola regola vale su tutte : mai arrendersi.

Io, bambocciona e borderline

La prima intervista è quella montata per l'edizione del mezzogiorno del telegiornale "Studio Aperto" il primo febbraio, la seconda è l'intervista integrale andata in onda nel serale che completa quella della mattina.
Da ragazzina delegavo ai grandi colpe e meriti. Ora che sono cresciuta anche io faccio parte degli adulti, sono una "giovane adulta" che deve metterci del suo. Certo chi di dovere dovrebbe porgere l'orecchio più alle necessità e meno alle filosofie che rimangono solo su carta.
All'inizio credevo d'essere io in fondo quella sbagliata, invece mi accorgo che la situazione è ben più grave : la mia laurea mi ha regalato sì spessore e identità, ma poche possibilità lavorativa.
Non c'è spazio per i giovani.
I "vecchi" sono arroccati nei loro castelli e non consentono equilibrio.
La mia formazione ed i miei cv andranno ad incrementare la spazzatura fuori dalle agenzie e dalle aziende, e potrebbe darsi che prima di mettere su famiglia avrò già superato i trenta abbondantemente.
Esperienze pseudo lavorative mi hanno delusa. C'è in giro gente che ci marcia sulla categoria dei giovani laureati disoccupati disperati.
Ed io ho paura, di incattivirmi pure io e di diventare come quelli che detesto, quelli dei compromessi, delle raccomandazioni. Li vedi ovunque e li trovi ovunque quelli del "basterebbe una spinta, ed io posso presentarti ad un caro amico se vuoi ...".
Ma non va così. Non deve andare così. Non vogliamo un regalo, solo un'opportunità.
In fondo sono solo una voce, ma non una voce sola.
Spero davvero con il mio gesto di aver contribuito a sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo - ahinoi - lo "sconcertante" fenomeno dei "bamboccioni".


Irene

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Post del 23 - 02 - 2008

Insegnamenti
 


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Post del 26 - 03 - 2008

La lotta di noi giovani ai dinosauri

Articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 23 marzo

Sa, io sono una voce soltanto, una leggera chimera probabilmente destinata ad estinguersi con la prima alba di domani. Ma inascoltata, bazzico il litorale delle mille possibilità che vorrei avere, o che altri credono che io, o il target di quelli come me abbiano.
Non accade. Benchè si faccia facile moralismo dinnanzi ai problemi dei giovani (il lavoro appunto) poi i grandi fanno muro, quando qualcuno tra i piccoli cerca la sua strada.
Non è giusto. Non è giusto che dopo una vita passata con la faccia spalmata sui libri e con le mani piene di mere formali - a questo punto - pergamene di diploma  e poi di laurea, si inciampi sui gradini della strada là fuori, appena il piede spia e posa la sua ombra oltre la soglia di casa.
Mentre scrivo sorseggio un succo di frutta, che almeno un pò di dolcezza me la lasci tra le labbra, e ne ingurgito tanto, tantissimo perchè corrompa tutto l'amaro che mi porto in bocca. Non c'è luce qui, tutto è spento, benchè i superficiali affermino il contrario.
Sa, a 27 anni te lo senti addosso il peso del mondo, e vorresti fartelo tuo, ed allora cominci. Ti rimbocchi le maniche, cominci a contattare a chiedere ad informare la mente - ed il cuore - su come funzioni l'argomento lavoro. E vai ... con i km di carta con su abilità, dati personali, istruzione e per ultimo il righino famoso che autorizzi il trattamento dei tuoi dati, come se a qualcuno importi.
A "qualcuno" importa altro, e viene richiesta spesso, se sei donna e respirante piuttosto una bella foto intera, tanto perchè valutino meglio la grandezza del tuo Q I.
Ma può andar anche peggio, ovvero ti trovi a lavorare per "beneficenza", ma poi lo scopri alla fine, quando un giorno - forse proprio quello in cui firmerai l'agognato contratto - il tuo datore si accorge dopo innumerevole tempo che non vai bene.
Te ne andrai, non avrai nulla. Nulla. Ed invece del succo di frutta (che ha un costo) di un pò d'acqua dovrai accontentarti per mandar giù il rospo.
Ma domani sarà un giorno migliore !! Ma esiste un domani ? E se io non avessi i miei probabilmente sarei finita sotto un ponte. Mi chiedo : qual è il prezzo ? Cosa si deve fare per costruirsi un futuro.
Ho tentato e non mi arrendo, ma in qualunque direzione io abbia voltato gli occhi, sa che ho visto ? Solo facce furbe, pronte a darti la mazzata e a sfruttarti all'osso, perchè oramai è risaputo che  essere "bamboccioni" è un modo per autorizzare chi è dall'altra parte a marciare sulle tue disperazioni.
Sono stanca di essere presa in giro. Con tutta la carta spesa in CV avrei rimboscato un ettaro di terreno brullo, come i miei occhi.
Non posso nemmeno sperare in una famiglia, come posso farlo io ? Io che non ho neanche un lavoro che mi consenta di pareggiare i  miei conti con una serata pizza ed amici ogni morte di papa, come posso pensare di costruire un domani e di avere dei figli ?
Sto diventando cattiva, poco incline all'altruismo. Potranno mai cambiare le cose? In un paese in cui i giovani che dovrebbero essere la risorsa e la ripartenza verso una realtà migliore, li fanno sentire una palla al piede. Siete o siamo, un paese di arrivisti che credono che basti avere il sole sul proprio pianerottolo per dire che è primavera. Ma è inverno, la primavera è lontana, ed il gelo scende e ferma le possibilità, i sogni, i desideri, ma il tempo no, quello passa e non da tregua.
Un giorno noi diventeremo i "vecchi", gli stessi che ora non si preoccupano di salvaguardare i "giovani". E su tutto il resto farò una raccomandazione ai miei figli, se nulla sarà cambiato nel frattempo. Gli dirò di andare via ... come nel film di Giordana - "La meglio gioventù" - perchè "Italia è un paese da distruggere, un posto bello e inutile, destinato a morire".
Ma io non posso andarmene, nè io nè quelli come me. Sarebbe perdere.
Noi abbiamo dei "dinosauri da distruggere".


Irene

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Link
"Psiche, frammenti & dettagli" - blog di Irene Leo
"Queen Ishtar" - blog di Irene Leo

"La Gazzetta del Mezzogiorno" - prima pagina del 23 marzo 2008 in formato .pdf







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  Irene lettere Gli eroi del "niente" : quelli veri
 
 



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