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Su Luciano
Pagano
Re
Kappa (recensione)
Cerco
di ultimare la revisione del terribile romanzo che mi tiene impegnato
da così tanti anni, una vera chiavica, la dannazione domestica
del non essere mai contenti di una forma, di nessuna forma.
Luciano Pagano
Aprire un libro a volte è come spalancare una finestra. Leggerlo
è esperienza diretta con il mondo dell’autore.
I suoi passi fanno letteralmente rumore, le parole diventano la sua
voce, e le circostanze descritte sono fermo immagine reale.
Un lettore attento si accorge subito se l’autore è presente, se
il tutto è appendice dell’essere oppure mera esercitazione
stilistica, stupefacente ma dalla breve vita e memoria.
Qui la storia è viva. Il linguaggio è calibrato al
respiro con netta maestria, incisivo e senza trappole lessicali o mere
ridondanze.
"Re Kappa" accende i contorni di un paesaggio familiare, mentre il
ritmo tra le pagine diventa incalzante, nervoso, spontaneo, specchio
diretto dello status del
protagonista.
Catapultati nel bel mezzo della storia, sentiamo il telefono squillare
nel cuore della notte, mentre si aprono le danze e si snoda l’intera
vicenda.
Attraverso i suoi connotati sociologici e la sua storia personale, ci
viene presentato un giovane che lotta tra il suo attuale concreto e
l’attuabile sognato, e desiderato. Il protagonista è alle prese
da due anni con il romanzo che oramai richiede "The end" e la
consacrazione ai lettori, e vede Gastone Gallo, editore
"impegnato", bizzarro ed egocentrico, fornirgli dritte ed indicazioni
per porre fine al progetto letterario tanto atteso.
Un idealista, quest’Io narrante, che fa metaforicamente "a botte" con
il presente posante il passo su meccanismi discutibili, imbrigliati e
controllati dalla maschera di un critico - presunto tale - Michel
Benôit. Caratterizzazione precisa ironica e senza sconti, di un
volto, di un modus operandi e vivendi
talmente assurdo che diviene più che reale.
"Volontè du Roi Krogold" dello scrittore francese Céline
- Re Kappa appunto -
dà il titolo al primo romanzo di Luciano Pagano.
Benôit detiene il
suddetto manoscritto, leggendario quanto una reliquia crociata, in
maniera equivoca, per presunta eredità.
Ed il protagonista, che immagina un futuro diverso per sé e per
il manoscritto, passa all’azione, intrecciandosi nel mentre alle storie
di attori in cerca di fortuna, di una gioventù che vuole
riscattarsi ma che si trova a fare i conti con una contesto aspro e
difficile e poco lindo, di reading,
di pizzica e vino e taralli piccanti. Emerge l’ambiente di un
Salento afoso e asfissiante che diviene allegoria dell’ambiente umano
coronato da finte personalità che si muovono dietro le quinte e
in prima linea, spacciandosi per ciò che vorrebbero essere,
immagini lontane dello scrittore/poeta innamorato del suo
"ruolo" .
"Re Kappa" è anche o soprattutto la storia del duro mestiere di
scrivere, un romanzo d'esordio, testimonianza enfatizzata del processo
personale dello scrittore, che ha da combattere una guerra contro i
raggiri, i simulacri attorno, che spesso rischia di diventare una lotta
contro i mulini a vento, come nella migliore tradizione cervantesca.
Ma c’è sempre il momento del riscatto.
Accade che il paladino della giustizia metta a tacere - anche se in
maniera "sotterranea" - il cattivo di turno, che i giochi si
riequilibrino, e che il nodo si sciolga in maniera salvifica. E
giustizia sarà resa a Cèline, e al protagonista.
Luciano ha avuto il merito di aver proposto un’idea originale, una
scrittura personale, un romanzo adrenalinico, vissuto, suo.
La personalità che si coglie è evidente e la partita
è vinta, ed asso … anzi Re, piglia tutto.
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2008 ERAVAMOTREAMICIALPUB.IT
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