Post del 16 - 12- 2007

dal blog Psiche

Sanguineti e l'odierna paura di "volare"

Sera di novembre

Dopo la tipica e consona giornata casa-facoltà-casa più pioggia imprevista, ecco che mi concedo il mio tempo. La mia serata, il mio notebook "caldo" che attende, i miei doc-word da mettere a posto con  il mio blog, e l’irrimediabile voglia e volontà di lasciarmi andare sulla tastiera.
Smessi i miei panni consoni, vesto quelli  della girovaga della rete internet, non-terra senza confine, per chi ha voglia di sconfinare come me nei meandri della Parola (anche versione bites-net) per il gusto d’apprendere e di capire ogni mio eventuale limite.
Guardo con occhi buoni la rete, ma amo anche sentire l’odore della carta stampata.
Leggo libri cartacei ma non  disdegno la lettura on-line. Una lettrice diplomatica? No, sincera.
M’imbatto dunque in un’intervista a mio dire attraente, nel senso stretto del termine.
Protagonista e tema : Edoardo Sanguineti e la Poesia.
La sua accesa voglia, anzi desiderio d’incontro-scontro e di poesia, in un mondo in cui i giovani cominciano a seccarsi.
Mondo in cui si  segue (a suo dire e sono d’accordo) la tendenza ad uniformarsi verso  un modello di scrittura pre-confenzionato, "rassicurante" per lo scrittore e per l’editoria.
Troppo.
Bisogno di ritrovarsi, in  un’epoca in cui è placata la fame di libri, (in libreria si trova di tutto, e quindi è difficile sentire la fame quando si ha tutto, dice Sanguineti) e ci si ritrova in luoghi non tradizionali o non usuali come quelli di un tempo - parliamo di internet - e delle sua faccia positiva : "diffusometro" di cultura ed informazione.
Nasce e sussiste  questo  bisogno dell’incontro, e del confronto.
Leggo le righe e tra le righe dell’intervista, riporto di seguito un passo che mi ha colpito in modo particolare :

D. Mi viene da chiederle quindi, quale è il disordine da cui noi oggi dobbiamo uscire ? Quale palus putredinis ? Quali modelli ?
La poesia deve rifiutare i modelli. Si continua a tornare all’ordine quando invece bisogna tornare a quel disordine. Certo c’è un’industria, c’è un mercato, del resto anche Virgilio scriveva per una corte.
D. Ma sembra che si scrivano solo cose gradite vero ? Come ci fosse un’omologazione del sentire ?
Le dirò di più, c’è la paura di esporsi, guardi come hanno trovato coraggioso il mio intervento al Campiello. Solo perché ritiravo un premio, dovevo tacere ? Ma quale coraggio ? Io sono così da sempre.
D. Ma litiga ancora ?
Certo che litigo. Credo di aver detto le cose più terribili proprio ai miei più cari amici. Anche durante gli incontri del Gruppo 63 si litigava e poi si andava a bere insieme.
Mi viene in mente un passo che mi sono trascritta dallo Zibaldone e che volevo leggerle «Guardano e tacciono eternamente, se tu non rompi il silenzio se non hai il coraggio di essere il primo. Chi vuol vivere si scordi della modestia».
E si legga anche, ancora più feroce, quel pezzo sul ridere forte in mezzo alla gente, provi a ridere forte, vedrà ognuno penserà che stiamo ridendo di lui. Siamo più abituati agli spari che alle risa forti. È la paura di esporsi.
(frammento tratto dall’intervista a cura di Marina Giardina)

Ed io mi domando:

E’ paura di "volare" quella che affligge la nuova "generazione poetica" ?

Ancòra Sanguineti :

la poesia è ancora praticabile, probabilmente: io me la pratico, lo vedi,
in ogni caso, praticamente così:
                                          con questa poesia molto
quotidiana (e molto
da quotidiano, proprio): e questa poesia molto giornaliera (e molto giornalistica,
anche, se vuoi) è più chiara, poi, di quell'articolo di
Fortini che chiacchiera
della chiarezza degli articoli dei giornali, se hai visto
il "Corriere" dell'11,
lunedì, e che ha per titolo, appunto, "perché è difficile scrivere chiaro" (
e che
dice persino, ahimé, che la chiarezza è come la verginità e la gioventù): (e che
bisogna perderle, pare, per trovarle): (e che io dico, guarda, che è molto
meglio
perderle che trovarle, in fondo):
                                          perché io sogno di sprofondarmi
a testa prima,
ormai, dentro un
assoluto anonimato (oggi, che ho perduto tutto, o quasi): (e
questo significa, credo, nel profondo, che io sogno assolutamente di morire,
questa volta, lo sai):
                          oggi il mio stile è non avere stile.

[ frammento tratto da Postkarten ]


O questa ritrosia nell’esporsi è solo maschera di cera nella presa di coscienza di una profonda  mancanza d’originalità ?

A voi.

Irene

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Link
Edoardo Sanguineti - scheda in wikipedia
"La Terra è un inferno globalizzato" - intervista di Riccardo Bonavita in Griseldaonline.it
"Postcontemporanea intervista Edoardo Sanguineti"
"Intervista a Edoardo Sanguineti" - di Pesce Maria Dolores in Parol

Edoardo Sanguineti - pagine in myspace







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