Sanguineti e
l'odierna paura di "volare"
Sera
di novembre
Dopo la tipica e consona giornata casa-facoltà-casa più
pioggia imprevista, ecco che mi concedo il mio tempo. La mia serata, il
mio notebook "caldo" che attende, i miei doc-word da mettere a posto
con il mio blog, e l’irrimediabile voglia e volontà di
lasciarmi andare sulla tastiera.
Smessi i miei panni consoni, vesto quelli della girovaga della
rete internet, non-terra senza confine, per chi ha voglia di
sconfinare come me nei meandri della Parola (anche versione bites-net)
per il gusto d’apprendere e di capire ogni mio eventuale limite.
Guardo con occhi buoni la rete, ma amo anche sentire l’odore della
carta stampata.
Leggo libri cartacei ma non disdegno la lettura on-line. Una
lettrice diplomatica? No, sincera.
M’imbatto dunque in un’intervista a mio dire attraente, nel senso
stretto del termine.
Protagonista e tema : Edoardo Sanguineti e la Poesia.
La sua accesa voglia, anzi desiderio d’incontro-scontro e di poesia, in
un mondo in cui i giovani cominciano a seccarsi.
Mondo in cui si segue (a suo dire e sono d’accordo) la tendenza
ad uniformarsi verso un modello di scrittura pre-confenzionato,
"rassicurante" per lo scrittore e per l’editoria.
Troppo.
Bisogno di ritrovarsi, in un’epoca in cui è placata la
fame di libri, (in libreria si trova di tutto, e quindi è
difficile sentire la fame quando si ha tutto, dice Sanguineti) e ci si
ritrova in luoghi non tradizionali o non usuali come quelli di un tempo
- parliamo di internet - e delle sua faccia positiva : "diffusometro"
di cultura ed informazione.
Nasce e sussiste questo bisogno dell’incontro, e del
confronto.
Leggo le righe e tra le righe dell’intervista, riporto di seguito un
passo che mi ha colpito in modo particolare :
D. Mi viene da chiederle quindi,
quale è il disordine da cui noi oggi dobbiamo uscire ? Quale
palus putredinis ? Quali modelli ?
La poesia deve rifiutare i modelli. Si continua a tornare all’ordine
quando invece bisogna tornare a quel disordine. Certo c’è
un’industria, c’è un mercato, del resto anche Virgilio scriveva
per una corte.
D. Ma sembra che si scrivano solo cose gradite vero ? Come ci fosse
un’omologazione del sentire ?
Le dirò di più, c’è la paura di esporsi, guardi
come hanno trovato coraggioso il mio intervento al Campiello. Solo
perché ritiravo un premio, dovevo tacere ? Ma quale coraggio ?
Io sono così da sempre.
D. Ma litiga ancora ?
Certo che litigo. Credo di aver detto le cose più terribili
proprio ai miei più cari amici. Anche durante gli incontri del
Gruppo 63 si litigava e poi si andava a bere insieme.
Mi viene in mente un passo che mi sono trascritta dallo Zibaldone e che
volevo leggerle «Guardano e tacciono eternamente, se tu non rompi
il silenzio se non hai il coraggio di essere il primo. Chi vuol vivere
si scordi della modestia».
E si legga anche, ancora più feroce, quel pezzo sul ridere forte
in mezzo alla gente, provi a ridere forte, vedrà ognuno
penserà che stiamo ridendo di lui. Siamo più abituati
agli spari che alle risa forti. È la paura di esporsi.
(frammento tratto dall’intervista a cura di Marina Giardina)
Ed io mi domando:
E’ paura di
"volare" quella che affligge la nuova "generazione poetica" ?
Ancòra Sanguineti :
la
poesia è ancora
praticabile,
probabilmente: io me la pratico, lo vedi,
in ogni caso,
praticamente così:
con questa poesia molto quotidiana
(e molto
da quotidiano, proprio): e questa poesia molto
giornaliera (e molto giornalistica,
anche, se vuoi) è più
chiara, poi, di quell'articolo di Fortini
che chiacchiera
della
chiarezza degli articoli dei
giornali, se hai visto il
"Corriere" dell'11,
lunedì,
e che ha per titolo, appunto, "perché è difficile
scrivere chiaro" (e
che
dice persino, ahimé,
che la chiarezza è come la verginità e la
gioventù):
(e che
bisogna perderle, pare, per trovarle): (e che io dico,
guarda, che è molto meglio
perderle
che trovarle, in
fondo):
perché io sogno di sprofondarmi a
testa prima,
ormai, dentro un assoluto
anonimato (oggi, che
ho perduto
tutto, o quasi): (e
questo significa, credo, nel profondo, che io
sogno assolutamente di morire,
questa volta, lo
sai):
oggi
il mio stile è non avere stile.
[ frammento
tratto da Postkarten ]
O questa ritrosia nell’esporsi è solo maschera di
cera nella presa di coscienza di una profonda mancanza
d’originalità ?
A voi.
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