Post del 28 - 03 - 2008

Il grande Centro, le tertulias, e la vita (degli altri ?)

Sono le peggiori elezioni di sempre

Ci aspettano le peggiori elezioni della storia della Repubblica Italiana, quelle in cui (per la prima volta) sarà realmente impossibile per gli elettori scegliere e questo perché il principio fondamentale di ogni scelta è l’esistenza di opzioni alternative, ovvero qualcosa che, al di là del gioco di specchi della politica mediatica e di tutto l’ottimismo che un povero cristo può avere, è ben lontano da esistere nei fatti.
Il movimento centripeto di questi ultimi anni, alimentato dal terrore dilagante tra i politici di non riuscire ad occupare posizioni di governo che possano consentire di partecipare al grande gioco dei dividendi, è riuscito a produrre, per la prima volta dalle fine (?) del fascismo, l’esistenza di due/tre/quattro grandi blocchi di centro che, al di là dei nomi fuorvianti, hanno in comune programmi, strategie e, talvolta pure gli stessi uomini.
Al di fuori di questi blocchi, oltre agli ex-estremisti, ormai trasformati in debole frange di centrosinistra e centrodestra, si propongono, frammentati in 147 loghi diversi, gli altri, ovvero quelli che, laddove anche si differenziassero concretamente dai due/tre/quattro identici, sembrano accomunati proprio dalla comune volontà di proporsi come qualcosa di diverso, dal voler sfruttare il principio dell’identificazione per differenza : quelli cioè che non sono come gli altri (forse) ma che non si sa in realtà che cosa siano.
La rilevanza di questo fenomeno di polverizzazione e dispersione del voto è tale che, numeri alla mano, mettendo assieme i voti che andranno ai 147 presunti diversi, alla metà di coloro che votano schede nulle o bianche ed alla metà di coloro che manco ci andranno a votare, si otterrebbe il primo schieramento politico italiano; se poi si riuscisse a strappare qualche frangia da coloro, e sono tanti, che votano al centro ma senza una particolare convinzione, ci sarebbero seggi a sufficienza per governare all’infinito.
Non serve capire se questa tesi sia fondata o meno e se i miei conti tornino o no, perché è ben chiaro che questa non è una teoria politica bensì fantapolitica, una tesi assurda e surreale che forse però aiuta a capire meglio la gravità della situazione.

Aspettative e qualità percepita

I manuali di marketing ci insegnano che la soddisfazione è data dal rapporto tra aspettative e qualità percepita : non dovrebbe stupire quindi che, anche all’interno di ambienti pseudo riformisti/progressisti, stia ritornando una certa simpatia verso i regimi autoritari, le monarchie e, più in generale, tutto ciò che non è democrazia.
Dalla democrazia infatti ci si aspetta molto, forse troppo mentre invece in un regime autoritario le aspettative sono mediamente molto più basse e quindi, paradossalmente, è più difficile rimanere delusi. Forse quindi il nostro livello di aspettative va rivisto al ribasso e va preso atto una volta per tutte che, fino a prova contraria :

1) la nostra politica estera non può non essere influenzata dai patti militari che, avendo perso l’ultimo conflitto bellico, siamo stati costretti a firmare: se vogliamo cambiare idea, basta dirlo e prepararsi alla terza guerra mondiale.

2) la nostra politica economica non può non essere influenzata dalla nostra adesione alla Comunità Economica Europea, poi Unione Europea : se vogliamo cambiare idea, basta dirlo ed essere pronti ad iniziare a camminare con le nostre gambe.

3) la nostra politica, in generale, non può non essere influenzata dalla presenza, all’interno del suolo italico, di uno "staterello" chiamato Città del Vaticano, con tutto ciò che questo comporta : anche qui se vogliamo cambiare idea basta dirlo, ed essere pronti ad affrontarne le conseguenze.

L’influenza va letta concretamente in termini di questione di compatibilità : in pratica vi sono una miriade di ipotesi politiche e strategiche condannate a rimanere solo teoriche in quanto incompatibili con gli interessi di Stati Uniti, Vaticano e Unione Europea, in cui non possiamo fare ciò che vorremmo perché, se così fosse, romperemmo le scatole a qualcun altro.
Queste non sono certo considerazioni nuove e nemmeno siamo l’unico stato al mondo che deve sottostare a queste "regole di convivenza", ma ciò in cui i nostri politici sembrano eccellere è l’arte di riuscire a farci vivere questa situazione con la massima ambiguità possibile, sfruttando grandi capacità di trasformismo e di persuasione ideologica, nascondendo sempre all’elettorato le proprie reali intenzioni e proponendo programmi intrisi di demagogia e di populismo, ambiziosi nelle parole ma inconsistenti nei fatti.
Siamo arrivati al punto di pensare che potremmo tranquillamente fare a meno di un governo e di un parlamento o, come propone qualcuno, di sostituire le elezioni con estrazioni a sorte : in effetti chi può dirsi sicuro che un parlamento formato da cittadini scelti a caso sarebbe peggio di quello attuale ?
Il problema è che, in una situazione di partenza come la nostra, già gran parte delle possibili opzioni politiche non sono praticabili poiché cozzerebbero contro i "muri" (nel senso pinkfloydiano del termine) di cui sopra, e quindi si parte sin dall’inizio con spirito rinunciatario e minimalista e si finisce, per la paura di non essere abbastanza centrali e quindi con concrete chances di occupare poltrone di governo, per abbandonare anche i piccoli margini di autonomia che rimarrebbero e alla fine chi si pone con atteggiamento predatorio nei confronti della "cosa pubblica" non trova alcun ostacolo significativo e riesce con facilità nei suoi intenti.
Dovrebbe infatti essere ormai ben chiaro che il vero problema di questo paese non è Berlusconi ma l’incapacità del "sistema Italia" di arginare questo potentissimo e di generare concrete e credibili alternative.

C'è carenza di tertulias

Il problema non è quindi Berlusconi ma, semmai, la mancanza di tertulias : chi conosce la Spagna sa che la vera, grande passione dei nostri cugini iberici non è né la sangria né la corrida ma il "far tertulias" ovvero parlare, discutere, riflettere in compagnia, in piazza, alla radio o in televisione, in una chat come in un "bar de tapas".
Nel "far tertulias" non ci si limita - come invece purtroppo accade da noi - al solo "sparare cazzate", ma nel parlare, parlare e parlare ancòra con la tipica impostazione fonetica da tertulias (con ritmi rallentati e quasi craxiani che si alternano ad altri da pseudo-rap) si discute quotidianamente non solo del più e del meno, ma anche dei problemi concreti di ogni giorno, di cosa si può fare, di come fanno all’estero, eccetera.
Ciò che fa la differenza non è poi la qualità di ciò che viene detto, che non è forse più elevata che da noi, ma il fatto centrale è che quando una parla gli altri ascoltano e questo di solito sorprende i nostri connazionali abituati al vaniloquio e allo sfoggio linguistico con finalità linguerecce.
A forza di "far tertulias" (e di sparare anche qualche cazzata che non fa mai male) si è però arrivati a parlar di tutto, e quasi nulla in Spagna è davvero tabù. Ovvero, come diceva una vignetta di "El Pais" di qualche anno fa al tempo dei matrimoni-gay, gli argomenti di conversazione spaziano con facilità "dal buco dell’ozono a quello del culo".
Il dibattito diffuso, libero e quotidiano ha costituito la vera forza della Spagna : lo dissi quasi per scherzo più di dieci anni fa, ora molti sociologi parlano sempre di più dell’importanza delle tertulias - e di come queste si sono evolute con i nuovi media - nella "movida" e nel più generale processo di rinascita della società spagnola degli ultimi trent’anni. 

Parlare è quindi fondamentale ma ancora più importante è ascoltare, due sono i piccoli/grandi insegnamenti che ci ha regalato il film tedesco "Le vite degli altri" - meritato Oscar per il miglior film straniero dello scorso anno - uno dei pochi film degli ultimi anni che meritava sette euro che si potevano ben sottrarre al "fondo birre" :
 
1) il fatto che si viva e si lavori in un regime non è ragione sufficiente per non fare nulla. Anche se si pensa quindi che il nostro sia un regime di fatto non si è autorizzati ad esimersi da far qualcosa di buono, o almeno non si è esonerati nei confronti della propria coscienza.

2) l’ascolto degli altri è fondamentale e, anche se tutti dicono di ascoltare e di non sentirsi ascoltati, come i protagonisti del film, le cose non stanno proprio così.
Ascoltare è la vera chiave del cambiamento sociale : ascoltare aiuta a capire e capire aiuta ad agire.

Pensare che nel mondo non si possa fare nulla di buono è quindi una gigantesca troiata : Hispania docet.
Nel nostro paese occorre tornare a parlare, e lottare perché si possa tornare a parlare liberamente di tutto, contro un invisibile ma costante processo di imbavagliamento delle poche menti libere ed indipendenti, che forse non sono poi così poche ma che sicuramente si sentono sempre più isolate ed incapaci di incontrarsi.
"Gli altri" in realtà sono tanti, devono "solo" conoscersi e - soprattutto - imparare ad ascoltarsi a vicenda e a ritrovare il piacere di aggregarsi per la comune difesa dei propri diritti ed interessi in comune : non è un'impresa da quattro soldi, ma è forse l’unica battaglia che valga realmente la pena di combattere.

Miro

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Link
Manifesti dell'Istituto "Gramsci" Emilia Romagna - nel sito della Regione
"Le vite degli altri" - scheda in wikipedia

"Da voltastomaco" - post di Furio Detti in "anARca"
"Da voltastomaco 2" - post di Furio Detti in "anARca"

IL MENO PEGGIO

Ho inserito in "copertina" un manifesto elettorale del 1963, per sottolineare quello ch'è un masochistico vizietto italiano, ovvero il votare il meno peggio se non addirittura "contro", secondo gli schemini retorici già pronti all'uso che sono forniti gentilmente da quelle associazioni non proprio sane che sono i partiti ai propri presunti elettori (ragionare con la propria testa, è pur sempre fatica) : in questa pessima campagna elettorale, mentre il Pd - che per affermazione del suo leader Walter Veltroni alla stampa spagnola, "non è un partito di sinistra" - e i partiti alla sua sinistra invitano a votare per evitare il ritorno di Berlusconi al governo, lo psiconano di Arcore aizza i suoi addirittura contro i "comunisti" (facendoli resuscitare).
Fanno tutti pena, anzi no, a fare pena sono gli italiani che si bevono ancòra questa zuppa rancida e ammuffita, inibiti a discuterne liberamente, come scrive Miro nel post.
O se volete - detta da Maso Vox  in altri termini - chi va a votare non deve avere la coscienza a posto.

[ il Bufalo ]








  Vedi le pagine correlate nel sito (percorso - titolo) :
  Archivio Mastino Pets (animali nelle discariche)
  BrianOvo lettere Il ciambellano va all'"election day"
  Miro lettere Passi, sorpassi e passiti



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