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Intervista
al Conte Nebbia
intervista e
video girato e montato da
Walter
Ciusa
Intervista
al buio
Ho avuto la fortuna di vederlo per la prima volta in carne ed ossa e di
stringergli la mano.
Ero più emozionato che con Squitieri, Kusturica e altri vips
intervistati al Venezia Film Festival. Non so perchè. Forse il
legame quotidiano nella blogsfera crea un'attesa, un'aspettativa, che
prima non avevo preso in considerazione.
Come in un dating, in un'appuntamento al buio. E non ero il solo.
Un ragazzo toscano al termine del meeting, ha rivelato la sua
identità ... anche il Conte ha mostrato una certa emozione, si
è reso conto una volta ancora di più, che il suo lavoro
da cine-divulgatore non lascia indifferenti, ha un senso, colma i vuoti
istituzionali della Aspesi, della Bignardi, di Marzullo and company.
Come una grande rockstar si è finalmente concesso dal vivo,
senza i "filtri" dell'HTML, e noi lo abbiamo ascoltato, applaudito,
intervistato.
Sarà da ora in poi necessario creare altri momenti di incontro
con il Conte e il bravissimo Menarini, per l'amore verso il cinema e la
verità sul cinema, che in Italia fanno così fatica a
decollare, Nocturno-Segnocinema permettendo.
A proposito, per chi ancora non lo conoscesse, cliccando qua si entra
direttamente nel blog del Conte.
Parte
seconda
Non si tratta assolutamente di plagio.
La verità è che mi sento un po' cinese. Nella filosofia
confuciana ci stà il copia e incolla, come rispetto e amore
verso chi ha fatto qualcosa di grande, e il conte anche questa volta
non si è smentito.
Il post come possibile nuova forma d'arte...
<<L’Italia che si affacciava agli
anni dorati del boom economico, lasciandosi cullare dal canto di sirena
del Grande Sogno Americano, ha avuto il suo michelangiolesco Giudizio
Universale ne “La dolce vita” di
Federico Fellini, con quella indimenticabile Roma, tramutata in suburra
precristiana, popolata di fantasmi. L’Italia beata e beota della
Seconda Repubblica, che aspira al martirio senza averne la
dignità, ha la sua Dolce Vita
in “Paparazzi”, atroce
specchio dei tempi.
L’instant movie di Neri
Parenti è - ahimè - uno dei film più importanti
del “nostro”
decennio.
E non certo per l’arguzia narrativa (la sceneggiatura sembra, al
meglio, un rutto di Arbasino). Non certo per la prova degli attori :
mette tristezza vedere un Diego Abatantuono imbolsito e lampadato che
ricicla svogliatamente l’immortale macchietta del “terruncello”; un
groppo in gola cresce nell’assistere alle “gags” catacombali a cui
è costretto il bravissimo Massimo Boldi, imprigionato nei panni
di “Mr. Bean” … Per tacere poi dell’isterica performance di Christian
De Sica o di un Nino D’angelo ridotto ad ombra prezzolata …
Eppure …
Eppure Paparazzi
è importante; basta ripensarlo come “body-horror” warholiano per
carpirne la sua tragica, feroce, “bellezza” : i volti tumefatti e
smagriti di Vittorio Sgarbi e di Ramona Badescu, Aldo Biscardi e
Maurizio Mosca avvinti tra loro e con la bava alla bocca; una ghignante
Carmen Di Pietro che sorride alla mummia di Sandro Paternostro;
Brigitte Nielsen costretta in un corpetto assurdo e in una parodia
coatta di Basic Instinct; e poi una Anna Falchi sbatacchiata, in
piena sindrome pre-mestruale, Mara Venier che fa pubblicità alla
Telecom, una Elenoire Casalegno qualsiasi ambita dai famelici paparazzi
manco fosse Ava Gardner …
Ecco, ce l’hanno fatta
: hanno vinto loro … la Televisione “da regime soft”, quella
profetizzata da Pasolini trent’anni or sono, ha avuto la meglio; il
Sistema ha creato un nuovo tipo di becchime : il VIP “usa e getta”, la Marchetta Catodica da dare,
appunto, in pasto ai “polli d’allevamento” stipati e pigolanti in
cieche pastoie … il cinema non c’entra più nulla : ecco
perché i pur bravi Boldi e/o Abantatuono qui fan pietà -
la loro funzione primaria, oramai, è ridotta a quella di far da
collante fra i vari livelli di un osceno, tronfio per quanto vacuo,
gioco mediatico a metà l’adventure da Playstation e L’isola dei
famosi … Neri Parenti sembra esserne consapevole e segretamente ne gode
: ogni idea di messinscena, di regia, è mandata tetramente a
puttane in nome di un voyeurismo sadico che guarda al peggior Lars Von
Trier (si parva licet componere magnis) e che fotografa il lancinante horror vacui della nostra
“modernità imperfetta”.
Ha ragione da vendere Marco Giusti quando dichiara che in “Papaparazzi” : “tutto è eccessivo, fuori misura,
grottesco, oltre il trash, il
comicarolo. Non è un film, è la messa in scena di quello
che non avremmo voluto sapere.
Cosa vediamo, come lo vediamo, e soprattutto chi siamo” …>> (Conte Nebbia).
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