Post del 06 - 02 - 2008

Intervista al Conte Nebbia

intervista e
video girato e montato da Walter Ciusa


Intervista al buio

Ho avuto la fortuna di vederlo per la prima volta in carne ed ossa e di stringergli la mano.
Ero più emozionato che con Squitieri, Kusturica e altri vips intervistati al Venezia Film Festival. Non so perchè. Forse il legame quotidiano nella blogsfera crea un'attesa, un'aspettativa, che prima non avevo preso in considerazione.
Come in un dating, in un'appuntamento al buio. E non ero il solo.
Un ragazzo toscano al termine del meeting, ha rivelato la sua identità ... anche il Conte ha mostrato una certa emozione, si è reso conto una volta ancora di più, che il suo lavoro da cine-divulgatore non lascia indifferenti, ha un senso, colma i vuoti istituzionali della Aspesi, della Bignardi, di Marzullo and company.
Come una grande rockstar si è finalmente concesso dal vivo, senza i "filtri" dell'HTML, e noi lo abbiamo ascoltato, applaudito, intervistato.
Sarà da ora in poi necessario creare altri momenti di incontro con il Conte e il bravissimo Menarini, per l'amore verso il cinema e la verità sul cinema, che in Italia fanno così fatica a decollare, Nocturno-Segnocinema permettendo.
A proposito, per chi ancora non lo conoscesse, cliccando qua  si entra direttamente nel blog del Conte.

Parte seconda

Non si tratta assolutamente di plagio.
La verità è che mi sento un po' cinese. Nella filosofia confuciana ci stà il copia e incolla, come rispetto e amore verso chi ha fatto qualcosa di grande, e il conte anche questa volta non si è smentito.
Il post come possibile nuova forma d'arte...

<<L’Italia che si affacciava agli anni dorati del boom economico, lasciandosi cullare dal canto di sirena del Grande Sogno Americano, ha avuto il suo michelangiolesco Giudizio Universale ne La dolce vita di Federico Fellini, con quella indimenticabile Roma, tramutata in suburra precristiana, popolata di fantasmi. L’Italia beata e beota della Seconda Repubblica, che aspira al martirio senza averne la dignità, ha la sua Dolce Vita in Paparazzi, atroce specchio dei tempi.
L’instant movie di Neri Parenti è - ahimè - uno dei film più importanti del
nostro decennio.
E non certo per l’arguzia narrativa (la sceneggiatura sembra, al meglio, un rutto di Arbasino). Non certo per la prova degli attori : mette tristezza vedere un Diego Abatantuono imbolsito e lampadato che ricicla svogliatamente l’immortale macchietta del
terruncello; un groppo in gola cresce nell’assistere alle “gags” catacombali a cui è costretto il bravissimo Massimo Boldi, imprigionato nei panni di “Mr. Bean” … Per tacere poi dell’isterica performance di Christian De Sica o di un Nino D’angelo ridotto ad ombra prezzolata …
Eppure …

Eppure Paparazzi è importante; basta ripensarlo come “body-horror” warholiano per carpirne la sua tragica, feroce, “bellezza” : i volti tumefatti e smagriti di Vittorio Sgarbi e di Ramona Badescu, Aldo Biscardi e Maurizio Mosca avvinti tra loro e con la bava alla bocca; una ghignante Carmen Di Pietro che sorride alla mummia di Sandro Paternostro; Brigitte Nielsen costretta in un corpetto assurdo e in una parodia coatta di Basic Instinct;  e poi una Anna Falchi sbatacchiata, in piena sindrome pre-mestruale, Mara Venier che fa pubblicità alla Telecom, una Elenoire Casalegno qualsiasi ambita dai famelici paparazzi manco fosse Ava Gardner …
Ecco, ce l’hanno fatta : hanno vinto loro … la Televisione “da regime soft”, quella profetizzata da Pasolini trent’anni or sono, ha avuto la meglio; il Sistema ha creato un nuovo tipo di becchime : il VIP “usa e getta”, la Marchetta Catodica da dare, appunto, in pasto ai “polli d’allevamento” stipati e pigolanti in cieche pastoie … il cinema non c’entra più nulla : ecco perché i pur bravi Boldi e/o Abantatuono qui fan pietà - la loro funzione primaria, oramai, è ridotta a quella di far da collante fra i vari livelli di un osceno, tronfio per quanto vacuo, gioco mediatico a metà l’adventure da Playstation e L’isola dei famosi … Neri Parenti sembra esserne consapevole e segretamente ne gode : ogni idea di messinscena, di regia, è mandata tetramente a puttane in nome di un voyeurismo sadico che guarda al peggior Lars Von Trier (si parva licet componere magnis) e che fotografa il lancinante horror vacui della nostra “modernità imperfetta”.
Ha ragione da vendere Marco Giusti quando dichiara che in
Papaparazzi : tutto è eccessivo, fuori misura, grottesco, oltre il trash, il comicarolo. Non è un film, è la messa in scena di quello che non avremmo voluto sapere.
Cosa vediamo, come lo vediamo, e soprattutto chi siamo
…>> (Conte Nebbia).


Walternight

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Link
"Il teatro dei vampiri" - blog del Conte Nebbia

"Nocturno" - sito dedicato al cinema di genere
"Segnocinema" - sito dedicato al cinema








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  Walternight Lettere Intervista a Pasquale Squitieri
  Walternight Lettere Intervista a Nela Lucic
 



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